Le credenze alla base della Punizione e dell'Auto-punizione
by Fuoco Adamantino
Salve, amici.
Comincio questa serie di articoli di Spiritualità presentandomi a tutti voi: come avete letto sopra, per scrivere uso lo pseudonimo di “Fuoco Adamantino”, che è un tributo alle energie adamantine, appunto, che si incorporano durante il processo di ascensione magnetica nella forma fisica, il quale è anche biologico e riguarda perciò anche le cellule, che durante questo processo di elevazione delle proprie Vibrazioni d’Amore recuperano la propria natura auto-rigenerante cristallina (o adamantina).
Quest’oggi, l’argomento che mi importa di affrontare ruota intorno alla tendenza a punire ed a auto-punirsi: pensieri che si sono instaurati sia a livello fisico (nella sfera conscia) che a livello eterico (nella sfera subconscia) nell’Umanità durante quel processo che è oggigiorno definito in esoterismo come Caduta, o Espansione dello Spazio/Tempo, all’interno del quale gli individui fisici presenti sul piano fisico si sono gradualmente sconnessi dallo Spirito (vivente sui Piani di Luce, aldilà dello Spazio/Tempo) e si sono accentrati sulla forma fisica e sull’Ego, ovviamente per fare comprensibilmente esperienza delle proprie forme-pensiero e credenze nell’esperienza fisica, che è il modo migliore per crescere, qualora lo si desideri deliberatamente.
Man mano che le Anime presenti sui Piani di Luce inviavano perciò sempre più individui sul piano fisico a fare esperienza delle proprie credenze e delle proprie convinzioni in diverse forme che potessero interagire tra loro e farsi da specchio nel confronto quotidiano, gli esseri viventi incarnati (che sono aumentati molto di numero dal periodo post-Lemuriano ad oggi: da circa 150.000 anni fa) fecero esperienza diretta nella vita reale anche di forme-pensiero ed energie distorte (non puramente magnetiche, ossia), poiché nati con una connessione all’Anima sempre più debole, sino ad incorporare solo una Scintilla Divina (o Spirito non individualizzato), come è per la maggior parte di noi umani attualmente; tutto ciò, generò karma negativo per l’Umanità e col passare del tempo, l’idea di separazione indusse gli individui a giudicarsi in una maniera sempre più rigida, sino a desiderare la punizione nei confronti degli altri e l’auto-punizione nei confronti di sé stessi (una sorta di masochismo): entrambe tendenze basate su energie non neutre, ma iper-polarizzate (radioattive, in questo caso).
Ciò che vorrei proporre, in particolare, sono appunto delle meditazioni che possano portare gli individui in ascensione che leggano questo materiale a comprendere le tendenze e le conflittualità interiori, conducenti poi una persona a desiderare, appunto, la punizione e l’auto-punizione, pur tenendo conto che nessuno di questi due aspetti è da osservare con giudizio.
Semplicemente, siccome il processo di ascensione prevede il graduale ritorno ad uno stato di equilibrio e pace interiore sia con sé stessi che con gli altri, è consequenziale, pertanto, che esso preveda anche il rilascio delle forme-pensiero e delle energie distorte presenti in sé stessi (alimentanti la separazione), che rappresentano comprensibilmente le predisposizioni karmiche con cui si nasce: poi, adoperarsi in vita per correggerle o meno, è una libera scelta dell’individuo ed in entrambi i casi non c’è giudizio da parte dei Mondi Spirituali e dei Regni Angelici su di Sé, proprio perché giudicare è una tendenza umana, che nasce dalla presa di coscienza di ciò che è bene e ciò che è male, man mano che l’individuo si crea un determinato modo di concepire la realtà (e se ci pensate bene, iniziamo a fare questa cernita già da bambini, quando diciamo ad esempio “Tu sei cattivo per questo motivo…”).
Ora, la possibile risoluzione alla presenza in sé stessi delle cariche emotive distorte che possano indurre a voler punire sé stessi o gli altri è perciò la presa di coscienza del fatto che giudicare non aiuta la crescita reciproca, proprio perché ci porta a perpetrare l'idea di separazione, che come sappiamo può crearsi in ciascuno di noi soprattutto a seguito di sofferenze ed offese vissute, le quali non si è magari riusciti a superare (ed a perdonare) per diversi motivi che riguardano strettamente la natura interiore dell’individuo: proprio per questo, l’ascensione è un processo anzitutto interiore, che l’individuo sceglie deliberatamente per prendere coscienza della parte di Sé (l’Ego) che desidera cambiare in meglio (incorporando Amore), poi esteriore, poiché il lavoro di auto-analisi e di introspezione, che si compie su sé stessi, porta ad una vera trasformazione della Personalità, che vedremo divenire col tempo sempre più flessibile ed aperta nei confronti degli altri (sempre più equilibrata), a sostegno della Capacità d’Amare (o Consapevolezza), acquisita attraverso gli insegnamenti d’amore gradualmente interiorizzati.
Ricordando che quanto detto in questo articolo tenta di essere il più obiettivo ed esente da giudizi possibile riguardo alle tematiche delicate che qui abbiamo trattato, non mi resta che invitarvi, qualora lo desideriate, a rilasciare le forme-pensiero, le cariche emotive distorte, i giudizi, i pre-giudizi, le paure ed i sensi di colpa connessi al desiderio di punizione o di auto-punizione, che, pur se magari in buona fede ospitati in voi, sarebbe tuttavia bene per tutti rilasciarli adesso, proprio perché nel vostro viaggio d’Amore avete bisogno di liberarvi da ogni costrizione dell’Ego, che vi vincola ancora alla separazione ed alla paura di amare incondizionatamente, determinate ovviamente dalla sofferenza che ognuno di noi può aver comprensibilmente esperito.
Se sentite di avere bisogno di aiuto e di sostegno in ciò, chiedete poi la benedizione del vostro Spirito, della Madre Terra, degli Angeli e di Dio Padre/Madre/Figlio, che vi invieranno le energie e l’amore necessari a superare le difficoltà lungo il vostro cammino di ascensione.
Molte care benedizioni a Tutti!
Fuoco Adamantino
L’essere e il non essere
by Ambro
Argomento chiave della filosofia è sicuramente quello dell’essere e il non essere. Già Parmenide, filosofo greco, ha ragionato che debba esistere l’essere, qualcosa che esiste in modo immutato. Argomentava infatti, il filosofo, che l’essere deve esistere sempre; altrimenti, se mutasse, o ancor peggio si annullasse, entrerebbe in contraddizione. Tali caratteristiche sono perfettamente concordi con l’essere infinito e immutato descritto negli scorsi articoli. Ma sotto che categoria rientra il mondo sensibile?
Il mondo sensibile è mutamento continuo. I suoi elementi chiave sono infatti lo spazio e il tempo. Pertanto, di per sé, apparterrebbe alla categoria del non essere, dato che questi per essere tale non può mutare. E’ lo Spirito o anima a portare l’essere nello spazio-tempo. Lo Spirito è in altre parole l’elemento di collegamento tra il non-spazio-tempo (cioè l’essere infinito di Dio) e lo spazio-tempo (cioè il mondo sensibile). In conclusione Dio o essere infinito ha creato dapprima lo Spirito, che rappresenta l’essere, e in seguito il mondo sensibile. Infatti lo Spirito è qualitativamente superiore al mondo sensibile, in quanto quest’ultimo di per sé non è essere, mentre lo Spirito lo è. Quest’ultimo è però qualitativamente inferiore a Dio, in quanto lo Spirito è un essere finito.
Altri hanno teorizzato che la morte non sia annientamento. In effetti ciò è vero. La visione della morte come annientamento presenta infatti l’errore di non distinguere tra l’essere e le cose del mondo sensibile. Tale errore fa concludere che con la cessazione di una cosa sensibile anche il suo essere si annulli, cosa che come abbiamo visto è illogica. La cosa sensibile a cui si fa riferimento in questo caso è la vita, ma in realtà la morte è un mutamento non differente da quelli che normalmente avvengono nel mondo sensibile. Vogliamo qui approfondire il concetto di nulla, e come questo sia un essere mentre sovente lo si consideri un non essere.
L’essere rappresenta infatti tutto ciò che esiste, quindi anche i pensieri, o il nulla. Anche il nulla infatti è qualcosa; lo stesso per i pensieri. Essere e manifestarsi sono infatti due concetti diversi. I pensieri non sono manifesti sul piano fisico ma esistono ugualmente. Se dicessimo invece che anche i pensieri o il nulla sono non essere andremmo in contraddizione: infatti, del non essere non si può parlare, poiché è qualcosa che non è. Il nulla è in realtà l’infinito/indefinito già spiegato negli scorsi articoli. E’ chiaro che non sapremmo mai in dettaglio cosa esso sia, ma un’idea del nulla l’abbiamo, e questo perché appartiene alla categoria dell’essere. Ma spesso la confusione tra ciò che è manifesto e ciò che è fa rientrare nella categoria dell’essere solo ciò che è visibile.
Come abbiamo detto quindi l’essere è distinto dalle cose sensibili.
Il mondo sensibile è mutamento continuo. I suoi elementi chiave sono infatti lo spazio e il tempo. Pertanto, di per sé, apparterrebbe alla categoria del non essere, dato che questi per essere tale non può mutare. E’ lo Spirito o anima a portare l’essere nello spazio-tempo. Lo Spirito è in altre parole l’elemento di collegamento tra il non-spazio-tempo (cioè l’essere infinito di Dio) e lo spazio-tempo (cioè il mondo sensibile). In conclusione Dio o essere infinito ha creato dapprima lo Spirito, che rappresenta l’essere, e in seguito il mondo sensibile. Infatti lo Spirito è qualitativamente superiore al mondo sensibile, in quanto quest’ultimo di per sé non è essere, mentre lo Spirito lo è. Quest’ultimo è però qualitativamente inferiore a Dio, in quanto lo Spirito è un essere finito.
Mente ed Emozione
by Ambro
Nello scorso articolo abbiamo affermato che oltre ad una verità soggettiva vi è una «verità etica» che si riscontra nelle nostre scelte. Ciò equivale ad affermare che ogni comportamento a un’origine mentale. Tale affermazione deve però tener conto dell’aspetto emotivo dell’uomo. Spesso mente ed emozione vengono visti come due aspetti divisi. Ma è davvero così?
Per capire se c’è una relazione tra mente ed emozione ci si può chiedere: può esistere un ragionamento esclusivamente mentale? Si. Può esistere un comportamento esclusivamente emotivo? No, perché quest’ultimo deve avere una base mentale per esistere. L’emozione, infatti, non può essere in contrasto con i pensieri di un individuo (consci e inconsci), ossia con la sua «verità etica». Emozione e mente sono infatti correlate. Se non lo fossero l’uomo non potrebbe agire perché entrambe le componenti si comporterebbero in modo diverso. Anche gli atteggiamenti più estremi che sembrerebbero impulsivi hanno un’origine mentale.
Persino le sensazioni trovano la loro causa nel cervello. Senza di esso non si potrebbe parlare di piacere o dolore ad esempio o di nessun’altra sensazione provocata dai cinque sensi. A mio giudizio le emozioni sono di un grado superiore rispetto alle sensazioni in quanto la carica emotiva esiste perché alla base di questa c’è un pensiero.
Le emozioni sono correlate alla propria «verità etica». Ad un evento infatti si può reagire in modo diverso e ciò prova che ciò che è determinante è la diversa visione delle cose. Si ha infatti un’emozione positiva quando ciò che avviene (anche all’interno della propria mente è in sintonia con ciò che l’individuo ritiene positivo; si ha invece un emozione negativa quando ciò che avviene (anche all’interno della propria mente) è in sintonia con ciò che l’individuo reputa negativo.
Le emozioni possono essere pure o estreme. La differenza tra i due tipi è nel pensiero sottostante. Se il pensiero alla base è puro esse sono temporanee. Il soggetto cioè dopo aver provato tali emozioni rimane neutrale e il suo stato d’essere rimane in equilibrio. Un’emozione di autodifesa ad esempio avviene in risposta ad un attacco ricevuto ed alla base ha il pensiero di autodifesa, cioè il pensare che sia giusto difendersi ad un attacco personale.
Le emozioni estreme, invece, derivano da pensieri non equilibrati; e quanto più un pensiero non è equilibrato tanto più l’emozione è forte. Queste non sono momentanee e possono permanere per molto tempo perché il soggetto rimane legato ad esse per via dei pensieri distruttivi che ha in sé. I pensieri più distruttivi sono legati alla paura o all’illusione che possono formare pensieri più complessi. Ad esempio l’invidia è la paura di non avere/essere ciò che un altro ha/è. L’espressione mentale legata a queste emozioni consiste in giudizi e pregiudizi. Questi ultimi rappresentano infatti l’espressione della non neutralità del soggetto. Sono distinti dalle opinioni, neutralmente emotive.
Queste caratteristiche rendono non obbiettivo il ragionamento. Spesso infatti un soggetto non ha la consapevolezza di averle e i suoi ragionamenti ne saranno quindi limitati. In sostanza non riflettendo sulle caratteristiche sopra delineate la consapevolezza non può accrescere in qualità perché minata alla base da limitazioni. In altre parole una vera crescita umana deve comprendere sia pensiero che emozione.
Abbiamo detto che la «verità etica», cioè la verità soggettiva, riguarda i pensieri di un individuo. Ciò non significa automaticamente che tale verità equivalga a quello che un individuo reputa giusto. Non sempre infatti il nostro comportamento è coerente con la parte conscia dell’individuo, cioè con ciò che egli consciamente pensa. Questo avviene per i pensieri limitanti spiegati in precedenza, che danno una visione distorta al soggetto. Fare del male agli altri, ad esempio, non necessariamente viene giudicata positivamente da chi lo fa; ma se ciò avviene, significa che l’individuo non ha riflettuto abbastanza sui propri pensieri (in questo caso negativi) rimanendo ad esempio nella visione distorta dell’odio. Si può dire quindi che il male vien sempre fatto per mancanza di consapevolezza. Spesso ci si focalizza solo sulla parte conscia dell’individuo; ma vi è un’ampia parte inconscia, di cui spesso l’individuo non si occupa.
Il fatto che pensiero ed emozione siano collegate ci rammenta la qualità logica di tutto il sapere. Ciò dimostra come tutto sia ordinato in modo logico e non posto casualmente. Come si è affermato in precedenza però la propria limitata comprensione della realtà spesso non permette di analizzare le cose nel proprio complesso, e ciò avviene fin tanto che non si è consapevoli di tali limitazioni.
Come abbiamo detto nello scorso articolo la verità soggettiva, pur dipendendo dalla singola visione di ognuno può avvicinarsi o meno alla «verità etica» pura cioè quella di Dio. Non vi è dubbio quindi che in tale verità le emozioni estreme non possano essere contemplate. Tali emozioni, infatti,non permettono una comprensione obbiettiva delle cose, caratteristica che Dio non può avere perché comprende la ragione del tutto
L'Archè o Origine dell’Universo
by Ambro
Nell’articolo precedente si è fatta la distinzione tra il principio di causa e quello di creazione. Il primo riguarda la determinazione di un effetto a causa dell’influenza di un ente su un altro ente mentre il secondo riguarda la generazione di un ente nuovo.
Oltre ai due citati si può far riferimento al principio di riproduzione o generazione che differisce dal principio di creazione in quanto mentre quest’ultimo presuppone un atto consapevole, ossia, il nuovo ente per essere creato dev’essere ideato nella mente del creatore, il principio di generazione non presuppone ciò. La riproduzione però può avvenire solo in un sistema già esistente, ossia ci devono essere degli esseri viventi in grado di riprodursi. Per esplicitare tale concetto si può far riferimento al paradosso noto «vien prima l’essere generante o quello generato»? E’ chiaro quindi che tale paradosso è irrisolvibile se non si suppone la creazione di quei primi esseri generanti che poi han dato origine alla specie di esseri a loro simili. Da questi ragionamenti si capisce che l’unico modo in cui un nuovo ente possa esistere è la sua creazione e ciò lo si può verificare anche nell’esperienza pratica.
Come si è detto precedentemente, la scienza non può indagare sul principio della realtà poiché il suo mezzo di osservazione è la realtà stessa. La sua teoria dell’origine dell’universo delinea tale limite. Il big bang è infatti una causa che secondo la scienza ha originato tutto; ma come abbiamo visto la causa si applica in un sistema già esistente e riguarda l’influenza di un ente su un altro. Tanto è vero che il big bang presuppone qualcosa che l’abbia preceduto e che abbia prodotto un effetto su questa ipotetica sfera di energia, tale sfera presuppone una causa che l’abbia coagulata in quel modo e così via all’infinito, per il motivo detto sopra. Ma soprattutto, qual è la causa dell’esistenza dell’energia poi divenuta sfera? Da questi ragionamenti si può notare come il principio di causa non basti per spiegare l’origine del mondo, e il tentativo di cercare una causa prima fallisce dato che occorre spiegare non quale ente ha influenzato l’altro producendo un certo effetto ma quale ente ha creato il primo ente da cui ha originato tutto. La distinzione qui utilizzata tra principio di causa e di creazione, non nega che la creazione sia causale. Infatti, anch’essa determina un effetto su un altro ente, ma tale effetto consiste proprio nella creazione di quest’ultimo, non nella sua semplice modificazione.
Innanzitutto questo primo ente non può essere fisico perché come abbiamo visto se supponiamo l’esistenza di un ente fisico, definito, dobbiamo cercare il suo creatore. Vi è poi una peculiarità del principio di creazione. Come abbiamo detto la creazione è un atto consapevole poiché l’ideatore immagina prima e mette in pratica poi un suo progetto. Colui che crea quindi, non può far altro che creare qualcosa di più limitato rispetto a sé in quanto un essere non ha il pensiero di come creare se stesso. Dato quindi che quest’ente ha creato tutto ciò che è visibile allora dev’essere qualitativamente superiore a questo, ossia dev’essere infinito. Solo un essere infinito infatti, proprio perché ontologicamente superiore al finito, contiene tutti i pensieri di come crearlo.
Siamo quindi finalmente arrivati a capire l’origine di tutto che è necessariamente un ente infinito e non fisico, fuori dallo spazio e dal tempo perché anche questi ultimi se esistono sono stati creati. Erroneamente si può sostenere che dato che l’ente infinito crea qualcosa d’altro da sé viene limitato. Ciò avviene perché si ragiona pensando a due enti fisici che condividono lo stesso spazio. L’ente creatore è invece fuori da tutto ciò essendo l’essere da cui tutto è stato originato.
Si può attuare un ultima verifica per capire se quest’ente infinito è realmente il primo e se realmente non ha bisogno che qualcuno l’abbia creato. Dato che quest’ultimo è fuori dallo spazio e dal tempo non vi può essere un prima perché egli è l’origine anche del tempo. Inoltre, il fatto che sia un essere infinito, ci garantisce che nessuno possa averlo creato, in quanto un essere infinito non può avere un qualcosa che lo preceda o che sia qualitativamente superiore ad esso, perché non vi è un concetto superiore a quello di infinito. Per tale motivo non si può ricorrere a un principio finito per la spiegazione dell’origine del mondo.
Per concludere, è necessario supporre una metafisica, perché solo in questo modo si può spiegare l’esistenza di tutto ciò che è. D’altronde si è visto che la metafisica non è separata dal fisico, anzi, è colei che ha dato origine al mondo. L’ateismo, cioè la negazione di Dio inoltre, è un’idea contraddittoria, in quanto seppure l’idea di Dio è metafisica, l’ateo afferma che Dio non esiste. Tale concetto pur essendo metafisico quindi nega la stessa metafisica e quindi si contraddice in termini. Dire che Dio non esiste può essere infatti dedotto solo da un ragionamento metafisico, ma tale ragionamento presuppone che la metafisica esista. Proprio perché tale ragionamento è indimostrabile, si ricorre a delle credenze che fan parte della metafisica (perché non sono conosciute nella realtà sensibile). Ecco quindi la seconda contraddizione. Quindi se non si vuol ricorrere alla metafisica e non contraddirsi al tempo stesso bisognerebbe essere continuamente in dubbio, cosa che è impossibile perché il nostro pensiero si fonda su credenze basilari che accettiamo anche inconsciamente.
Scienza e Filosofia
by Ambro
La filosofia viene definita come amore per il sapere. Ciò significa che il suo fine è la ricerca della Verità. Anche la scienza ha in comune quest’aspetto nonostante ci siano delle differenze principalmente nei mezzi utilizzati e nel ragionamento logico.
Il mezzo della scienza è rappresentato dalle facoltà esterne. Ci si serve per dare dimostrazioni di sensi o di macchine esterne. La filosofia invece ha come unico mezzo la ragione.
Tali mezzi rappresentano anche un limite. Infatti, dato che il mezzo della scienza è rappresentato da facoltà o da oggetti fisici, una ricerca scientifica non può andare al di là di questi. La scienza non può stabilire ad esempio l’origine del mondo perché le sue dimostrazioni sono basate appunto sulla realtà visibile. Analogamente il limite della filosofia è la ragione, ma questa, come vedremo, può andare oltre la realtà visibile.
Entrambe queste discipline però utilizzano consapevolmente o inconsapevolmente la logica. La scienza, infatti, ricercando ad esempio le cause dei fenomeni, ha come presupposto che il mondo sia regolato da leggi logiche, non casuali. Così se c’è una malattia ciò significa che ci dev’essere una causa ad averla originata. Proprio su questo presupposto la scienza ha costruito i suoi teoremi sulla realtà che hanno permesso di raggiungere una buona comprensione di questa basata appunto sulla logica.
La filosofia, d’altro canto, utilizza la logica consapevolmente affermando che se un ragionamento è logicamente spiegabile probabilmente sarà vero. Partendo da qui si può riscontrare un altro limite della scienza: come avevano già intuito Platone ed Aristotele, questa, come la matematica, parte da dei presupposti non dimostrati, da degli assiomi. La filosofia invece, quando fa un ragionamento logico, si occupa anche di spiegare logicamente le premesse da cui parte.
Un primo ragionamento che si può fare è questo: se come abbiamo detto il mondo è regolato da leggi logicamente spiegabili, è implausibile che la causa che ha generato l’universo sia il caso. Quest’ultimo, infatti, si contrappone per definizione alla logica. Solo con la logica è possibile comprendere un progetto, tanto più se è complesso come l’universo con gli esseri che vi abitano.
Come la scienza ha dimostrato, ad esempio, ogni componente del nostro corpo ha una funzione insostituibile ed ognuno di questi coopera con un altro in modo ordinato. Osservando quindi attentamente la natura e l’universo si può arrivare alla conclusione che questi non siano frutto di accostamenti casuali ma di un progetto logico ben definito. Solo con delle leggi ben definite è possibile infatti studiare la realtà del mondo, sia con la filosofia che con la scienza. Altrimenti, ogni studio non avrebbe senso perché non esisterebbe alcuna verità.
Dei principi logici che valgono per la realtà sono ad esempio il principio di causa e quello di creazione. Secondo il primo di questi ogni effetto ha una causa che l’ha determinato, ad esempio l’acqua evapora a causa del calore. Il secondo principio qui citato invece può essere considerato simile al principio di causa però, diversamente da questo, tratta dell’esistenza di nuovi enti. Ogni ente per esistere deve avere una causa che l’ha generato, ad esempio una statua è creata da uno scultore. Questi principi come già detto sono logici ossia valgono per tutti gli enti presenti e proprio tramite questi la scienza ha potuto indagare sulla realtà.
Come abbiamo detto il mondo ha delle leggi logicamente spiegabili. La logica è lo strumento della ragione per giungere alla verità. Un primo motivo sta nella definizione della logica stessa: possiamo definirla infatti come “l’utilizzo di affermazioni consequenziali per giungere alla verità”. La parola “consequenziale” indica infatti un collegamento logico tra più affermazioni che permettono di giungere logicamente ad una conclusione. Il secondo motivo è rappresentato dal principio di non contraddizione espresso da Aristotele: non si può affermare e negare con un ragionamento logico una stessa cosa. Se si verificasse il contrario significherebbe che le premesse da cui si è partiti non sono logicamente vere. In altre parole ciò dipende dalla profondità che si ha sui concetti espressi, ossia, dall’intelligenza.