Portale di Luce

giovedì, 19 febbraio 2009

La Via della Trasformazione: Distinguere i Desideri dalle Pretese

La Via della Trasformazione: Distinguere i Desideri dalle Pretese

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

Con questo scritto cominciamo una nuova serie di articoli interconnessi, legati da un unico filo conduttore, che come premesso dal titolo qui in alto ruoterà intorno a “La Via della Trasformazione”.

Come abbiamo visto in passato, appunto, nell’articolo “La Via della Trasformazione: Integrare per Guarire”, negli scritti a seguire tale espressione verrà utilizzata per descrivere quel fenomeno spirituale che permette all’individuo incarnato in una forma di mutare sé stesso al fine di rendere i propri pensieri (legati alla sfera interiore) ed i propri comportamenti (legati alla sfera esteriore) più puri, incorporando gradualmente Consapevolezza (Capacità di Amare) ed Amore Incondizionato, al fine di risolvere i propri conflitti, sia all’interno, che all’esterno.

Nello scritto che abbiamo citato, abbiamo infatti meditato sulla possibilità di guardare profondamente dentro sé stessi sia a livello conscio, che sub-conscio ed in-conscio, per co-creare dei cambiamenti essenziali del proprio essere, guarendo, appunto, i complessi irrisolti generanti conflittualità con sé stesi e con gli altri: a tale proposito, perciò, si presume che, per procedere lungo tale sentiero di crescita, l’individuo si renda sensibile e percettivo delle possibili distorsioni di pensiero e di azione, presenti sia nel proprio modo di concepire la realtà (riguardante la sfera interiore del soggetto), che di interagire col prossimo (riguardante la sfera esteriore del soggetto). Tale possibilità diviene quindi accessibile per l’individuo, qualunque siano le sue tendenze e le sue disposizioni, quando quest’ultimo, attraverso un atto spontaneo di Volontà, decide di connettersi al proprio Spirito (la propria Scintilla Divina, o la propria Essenza, che risiede fuori dallo Spazio/Tempo, ma che allo stesso tempo vivifica e caratterizza il soggetto in fase di incarnazione) e di consentire che quest’ultimo divenga la guida della propria esistenza fisica, apportando graduale incorporamento di Consapevolezza e di Luce, man mano che l’Ego ed i lati oscuri del nostro IO vengono rilasciati.

A questo proposito, la serie di scritti in cui ci focalizzeremo sulla descrizione di tale processo, che amo chiamare “La Via della Trasformazione” (poiché vedremo che i frutti del lavoro svolto in questa direzione porteranno, poi, a mutamenti radicali sia sul lato spirituale, che sul lato fisico dell’individuo), raccoglierà un’insieme di meditazioni, che si dimostrano sempre più necessarie da compiere lungo questa ipotetica risalita verso il proprio Sé Superiore e la propria Fonte Vitale, poiché, evitando la scelta di prendere coscienza di sè lungo le molteplici fasi di crisi che il soggetto vivrà, non sarebbe possibile procedere oltre; a questo proposito, vorrei ora inserire una breve parentesi di preambolo, in riferimento a quanto poc’anzi asserito a proposito del Sentiero Spirituale: è quindi mia intenzione chiarire che con le affermazioni espresse nel paragrafo precedente non si vuole dare una fuorviante idea di rigidità riguardo all’ascensione ed al cammino spirituale, bensì si vuole assumere un atteggiamento realista ed onesto riguardo a tale processo, cercando di non elargire illusioni in merito.

Chiuso questo inciso, passiamo ora a concentrarci sull’argomento centrale su cui ho scelto di meditare insieme in questa nuova serie di articoli: ritengo, infatti, che sia essenziale, soprattutto per l’Operatore di Luce e per l’individuo in ascensione, sviluppare la capacità di distinguere alcune tendenze egoiche dai veri propositi del proprio Spirito; a questo proposito, oggi mediteremo insieme sulla differenza sostanziale ed essenziale che distingue, appunto, i desideri puri (di natura spirituale) dalle pretese (di natura egoica).

Ho inserito vicino alle due espressioni chiave di questo scritto una specificazione particolare per ciascuna di esse, che non vuole tuttavia essere rigida e brusca, pur se necessaria: come intendo ricordare, infatti, i casi della vita sono diversi per ciascun individuo e l’ipotetica distinzione che abbiamo stabilito per convenzione, in tale materiale, ci serve soltanto per meditare su due diverse concezioni della realtà, pur sapendo che nessuna delle due è a priori più giusta dell’altra. I lettori di questo scritto, comunque, credo ormai sappiano che il nostro punto di vista riguardo al modo di concepire la realtà è quello di chi si presuppone di sviluppare un visione spirituale della vita, che non per questo si debba dimostrare in contrasto con altri punti di vista, ma che tuttavia conduce necessariamente l’individuo a dover de-costruire alcuni schemi convenzionali a cui siamo oggi abituati; in tutto ciò, chiunque scelga di sviluppare tale visione della realtà, è comunque bene che lavori su sé stesso per non dimostrarsi intransigente e separatista riguardo agli altri tipi di pensiero, evitando di giudicare e di creare altra separazione.

A sostegno di quanto asserito, cerchiamo di confrontare nel modo più oggettivo possibile le due tendenze opposte oggi scelte come fonte di meditazione: dal mio punto di vista, infatti, un desiderio può essere definito come una determinata pulsione interiore, che si riverserà poi nel mondo esteriore attraverso un insieme di intenti e di azioni da parte del soggetto che ne è interessato; tale espressione, fin qui, potrebbe calzare anche riguardo al meccanismo principale che determina una pretesa, poiché in fondo il rapporto di consequenzialità interno/esterno è comunque presente in tale caso

Eppure, ciò che distingue un desiderio puro da una pretesa è, dal nostro punto di vista, il presupposto (o l’Intento) che ne è alla base, poichè il primo è di natura non coercitiva ed innocua, mentre il secondo è di natura coercitiva ed invadente (nega, ossia, la volontà altrui). Ancora una volta, torno a ripetere, comunque, che nessuna delle due tendenze è di per sé sbagliata, poichè ciascuna riflette la natura interiore del soggetto, che la sente e che la interpreta, poi, all’esterno; oltre questo, però, dal nostro punto di vista dobbiamo affermare che chi si impegna in vita per sostenere un cammino personale di crescita spirituale ed umana, è bene che sviluppi la capacità di distinguere le proprie pretese dai propri desideri, visto che le prime riflettono una pulsione interiore esasperata e forzata, sostenuta principalmente da illusioni ed aspettative egoiche (a monte, quindi, di possibili complessi irrisolti e conflittualità, comunque esenti da giudizio), mentre i secondi riflettono una pulsione interiore naturale e spontanea, sostenuta da pensieri ed emozioni pure (incondizionate, ossia a monte di un profondo processo di introspezione e di integrazione di intenti, originari da un vero presupposto spirituale).

Un modo più che efficace di distinguere tali due tendenze è, infatti, quello di osservare i diversi risultati che l’una o l’altra possono determinare sul soggetto che si esprime nella realtà esterna: molto spesso, infatti, quando nutriamo una pretesa, capita che, nel vedere le nostre aspettative deluse, ci viene spontaneo di deprimerci (facendo involvere l’energia accumulata attraverso tale pulsione verso l’interno), o di arrabbiarci (facendo esplodere, invece, l’energia accumulata attraverso tale pulsione verso l’esterno), mentre, quando riusciamo a nutrire desideri puri in noi stessi, comunque vadano le cose all’esterno il nostro Ego non interviene a farci deprimere o arrabbiare, poiché non abbiamo alimentato aspettative ed illusioni in principio: per questo, ho definito i desideri puri come “incondizionati”, poiché originati da presupposti integri e consapevoli, non conflittuali ed in-consci, come spesso è per le pretese.

In conclusione, qualora desideraste sviluppare la capacità di distinguere le pretese dai desideri puri, intendete profondamente di meditare in connessione col vostro Sé Superiore e coi livelli più elevati della vostra Coscienza, chiedendo il rilascio dei possibili pensieri di coercizione, di costrizione, di tirannia, di possesso, di controllo, di malinconia, di nostalgia, di tristezza, di insoddisfazione e di sofferenza, tutte le conflittualità ed i complessi irrisolti e tutte le forme-pensiero, le cariche emotive, le energie e le informazioni olografiche distorte, che possono alimentare ora rapporti di natura karmica e precludere la manifestazione dei propositi del vostro Spirito, per i quali potete chiedere il supporto, la benedizione ed il favore della Madre Terra, degli Angeli e dello Spirito.

 

Possiate riconciliarvi con lo Spirito ed apportare nella realtà i frutti dei vostri veri Desideri!

 

Per questo periodo di crisi, di malcontento e di sofferenza generale, intendiamo poi la Pace ed il raggiungimento di un nuovo stato di Armonia ed Equilibrio per la Famiglia Umana e Spirituale.

 

Fuoco Adamantino

 

 

 

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categorie: spiritualità
sabato, 14 febbraio 2009

La Pace nella Mente e nel Cuore

La Pace nella Mente e nel Cuore

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

Vi presento questo nuovo excursus di meditazioni, che ci aiuteranno a completare alcuni concetti già menzionati in altri articoli, che come vedremo più avanti sono tutti connessi da un unico filo conduttore, di natura continuativa e progressiva.

Continuando, pertanto, la nostra ipotetica risalita lungo la scalinata a chiocciola verso il nostro Sé Superiore (ossia, il nostro IO vivente su altri piani di esistenza, di vibrazione più elevata), questa volta ho scelto di meditare insieme su un argomento che ci riguarda molto da vicino, spesso menzionato in molti testi di spiritualità e di religione; infatti, in questo scritto confronteremo due atteggiamenti di vitale importanza per l’individuo incarnato, soprattutto per l’Operatore di Luce che percorre il Sentiero verso la ricongiunzione col proprio e con Dio (Tutto Ciò Che E’): ritengo, infatti, che stabilire la pace all’unisono nel cuore e nella mente sia una condizione essenziale per vivere l’integrità, sia a livello interiore (con sé stessi), che esteriore (con ciò che ci circonda). In questo gioco di equilibrio d'opposti, come abbiamo già visto in altri scritti, il soggetto coinvolto interpreta un simbolico ruolo di fulcro, attraverso la Volontà (Intento) e la Consapevolezza (Capacità di Amare) che impiega nel processo descritto, esprimendo così i propositi del proprio Spirito.

Qui, sento tuttavia di dover aprire una parentesi di preambolo prima di proseguire oltre con le nostre meditazioni, poiché come sappiamo non tutti gli Spiriti scelgono di fare esperienza di sé stessi in una forma fisica per ascendere, poiché giustamente ciascuno di essi serba il libero arbitrio di esprimersi nella materialità come vuole: a sostegno di ciò, vorrei quindi sottolineare che l’Ego attraverso cui un individuo si relaziona con sé stesso e col resto non è affatto di per sé errato, né da vedere come un male o un peccato, poiché riflette, appunto, i propositi del soggetto stesso, che è comunque una Scintilla del Divino, onorata e benedetta nella propria natura.

Ovviamente, pur dovendoci rendere prosaici e diplomatici, mi vedo tuttavia costretto a ricordare che tale materiale è composto attraverso un punto di vista che si presume di sviluppare e sostenere una concezione spirituale della vita: a tal fine, perciò, pur ricordando che non vi è giudizio alcuno nei confronti di chi la pensa diversamente, a sostegno del modo di pensare che queste raccolte di meditazioni presumono, tuttavia è mio intento quello di invitare coloro i quali anelino alla crescita spirituale del proprio essere di coltivare in sé ed all’esterno i molteplici principi universali di Amore Incondizionato, che sono gli insegnamenti basilari del Sentiero di Luce.

Concluso il precedente paragrafo esplicativo, vorrei invitarvi ora ad osservare una nuova distinzione, sia all’interno della stessa branca di individui che, per convenzione, possiamo indicare “sul sentiero” (ossia, protesi verso l’incorporamento dello Spirito ed il rilascio dell’Ego), che all’interno degli individui incentrati sull’Ego; recuperando un concetto fondamentale già meditato in altri scritti precedenti, possiamo infatti osservare che tra i molti individui incarnati esistono due tendenze preponderanti nell’interagire tra il proprio sé e la realtà circostante, l’una di natura maggiormente emotiva (istintiva), l’altra di natura maggiormente mentale (razionale). Cerchiamo ora di trovare delle relazioni tra queste due tendenze di pensiero ed azione ed i due modi di stabilire la pace menzionati nel titolo di questo articolo.

Credo di poter affermare, a monte di diverse osservazioni, che generalmente si possano distinguere gli individui in due ipotetici gruppi, in riferimento al modo di intendere la pace e di crearla, sia a livello interiore, che esteriore: in effetti, dal mio punto di vista vi è la tendenza a prediligere la pace del cuore alla pace della mente per i soggetti in cui domina l’emozione sulla mente, mentre vi è la tendenza a prediligere la pace della mente alla pace del cuore per i soggetti in cui domina la mente sull’emozione; ancora una volta, tale distinzione non è da intendere in maniera fissa e rigida, poiché come abbiamo affermato è ipotetica e generalizzata, mentre in realtà esistono molte altre sfumature e diversi casi all’interno della famiglia umana.

Tuttavia, assumendo per buono questo pensiero, continuiamo a meditare su questo “leit motiv”, aprendo una parentesi esplicativa in relazione al concetto di pace, per come lo si intende dal punto di vista attraverso cui questo materiale viene composto: ho notato, a tale proposito, che in molti testi di spiritualità, religione ed esoterismo si tende ad associare tale fenomeno (che si manifesta sia a livello interiore, che esteriore nella vita del soggetto) soltanto all’emotività ed al cuore, mentre in questo scritto, invece, ho voluto inserire anche l’elemento mentale come fondamento di pace, poiché l’intelletto stesso gioca il suo ruolo importante, insieme all'emotività, nel processo di armonizzazione degli opposti che porta allo stato di naturale Equilibrio denominato Pace.

Dal mio punto di vista, infatti, vi sono dei casi in cui il cuore si trova in conflitto con la mente, poiché vorrebbe indurci a manifestare i nostri desideri anche in maniera impulsiva ed irrazionale (in assenza di riflessioni), mentre vi sono dei casi in cui la mente si trova, invece, in conflitto col cuore, poiché vorrebbe indurci a manifestare le nostre mire e gli obiettivi che ci siamo preposti anche in maniera forzata e programmata (in assenza di slanci emotivi).

In riferimento a ciò, il nostro consiglio per l’integrazione dei due atteggiamenti descritti oggi è, perciò, quello di meditare profondamente entrando in contatto con la propria essenza (facendo appello al cuore, che è il crogiolo spirituale della nostra natura interiore), per poi manifestare la soluzione più adeguata per la creazione della propria e dell’altrui pace (facendo appello, in questo caso, alla mente, che è invece lo strumento spirituale di cui siamo stati dotati per comprendere la natura esteriore della realtà e di noi stessi); a questo proposito, vi invito a ricordare che il modo di creare la pace descritto poc’anzi, non è definibile da leggi fisse, poichè ciascun individuo possiede, appunto, attraverso il confronto tra la propria interiorità e l’esteriorità circostante, la capacità di ri-creare a proprio modo l’equilibrio a cui magari anela, sia attraverso una possibile accettazione, che attraverso un possibile intervento, che come abbiamo meditato nei nostri precedenti scritti (ad esempio,“Integrare le Polarità: Accettazione ed Intervento”, oppure “Dall’Accettazione alla Guarigione” e “Dall’Intervento alla Guarigione”) sono entrambe inclusive sia della tendenza mentale, che della tendenza emotiva, in modo integrato ed equilibrato.

Perciò, affinché desideraste co-creare nella vostra vista delle scelte che vi consentano di stabilire la pace sia nel cuore che nella mente, in modo integrato e puro, chiedete il supporto, la benedizione e l’aiuto della Madre Terra, degli Angeli e dello Spirito, affinché vi consentano di rilasciare tutti i pensieri di chiusura, di separazione, di sofferenza, di delusione, di tristezza, di disperazione e di frustrazione e tutte le forme-pensiero, le cariche-emotive, le energie e le informazioni olografiche distorte possibilmente presenti in voi (a livello conscio, o sub-conscio ed in-conscio), che alimentano ora il conflitto, sia a livello interiore, che esteriore, tra la vostra emotività ed il vostro intelletto ed intendete profondamente di ristabilire l’armonia spirituale nel vostro essere e nella realtà che condividete all’interno della vostra esperienza vitale.

 

Che il Cuore e la Mente della Famiglia Umana possano quindi divenire Uno col Divino!

 

Fuoco Adamantino

 

 

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categorie: spiritualità
lunedì, 02 febbraio 2009

Ego e Libertà

Ego e Libertà
by Ambro

 

L’ego è quel guscio che ci protegge dalla Luce o Spirito e rappresenta la nostra personalità o maschera. Il nostro ego, ad esempio, contiene molti pensieri limitanti legati al mondo che ci circonda, ossia degli attaccamenti. Ma in realtà la nostra Anima non giudica il tipo di esperienze vissute dalla forma, perché esse hanno lo scopo di far apprendere nuove lezioni per l'evoluzione dello Spirito incarnato. Per lo Spirito cioè, le nostre esperienze sono un mezzo e non un fine. Gli individui spesso dimenticano questa differenza, e si focalizzano sul mondo materiale, dimenticando che ciò che è veramente importante è la propria interiorità.

Per tale motivo l’ego rappresenta il nostro velo di Maya, poiché non ci fa vedere la realtà per come essa è. Lo Spirito infatti non giudica il tipo di esperienza o condizione in cui si trova la forma, e quindi osserva le varie esperienze con equilibrio e neutralità. E’ questa una qualità che si incorpora man mano che si ascende. Il prendersi troppo sul serio, invece, è una caratteristica tipica dell’ego, che non accetta per definizione un qualcosa che contrasti col suo modo di concepire la realtà, o al contrario si esalta quando ciò che avviene conferma e permette di accrescere se stesso. Queste sono proprio le forme di pensiero distorte che un essere in ascensione rilascia. Ciò non porta ad un appiattimento emotivo, ma anzi permette di vivere gli avvenimenti per quelli che sono, cioè delle sfide per mettere alla prova se stessi e per evolvere: in altre parole in tal modo si comprende appieno il gioco della vita.

Un tale lavoro su se stessi porta a sperimentare sempre più la vera libertà. Il libero arbitrio è una facoltà insita nello Spirito, ed è presente a qualsiasi livello, in quanto tutti gli individui hanno almeno una scintilla divina, che permette loro di essere vivi, e di poter crescere ed ascendere. Non bisogna dimenticare, infatti, che il livello a cui ci si trova in un determinato momento è determinato dall’individuo, e dai pensieri che decide di accettare, consciamente o meno. E’ però vero che man mano che si ascende l’imprevedibilità dello Spirito può manifestarsi sempre più. E’ proprio il vivere la vita con equilibrio, infatti, e la mancanza di paure ed illusioni che portano a manifestare direttamente la propria essenza divina.

Il lavoro di purificazione interiore è totalmente libero, tanto che le anime non vengono giudicate alla fine della loro esperienza nello spazio-tempo, in quanto per lo spirito ciò che conta è fare esperienza ed apprendere nuove lezioni. L’anima, avendo scelto liberamente di incarnarsi si impegna moltissimo e dà tutta se stessa, e questo è ciò che conta per l’Assoluto, indipendentemente dai risultati raggiunti.

L’ego non va quindi giudicato negativamente, in quanto si forma a seguito della caduta di consapevolezza e della mancanza di amore. E’ una protezione naturale che tutti gli individui ergono per preservare la propria integrità. Il suo rilascio infatti dev’essere intrapreso con una parallela crescita spirituale, in modo da non creare dei buchi nei propri corpi eterici, che porterebbero ad essere manipolati dalle entità.

Il processo di autoanalisi porta proprio all’eliminazione graduale dell’ego genetico e biologico, anche se non tutto l’ego può essere eliminato consapevolmente, in quanto è molto difficile da riconoscere. A questo fine si può chiedere il supporto dell’assoluto utilizzando la preghiera del Padre Nostro ed il Gayatri Mantra. Non deve sorprendere che tali metodi siano complementari (ossia l’autoanalisi e la preghiera) in quanto rappresentano i metodi della Via dell’Emozione e della Via della Devozione. La complementarità delle 4 vie dell’ascensione descritte a partire dall’art.194, si ha proprio perché il fine di tali vie è sempre lo stesso: avvicinarsi sempre più all’Assoluto.

postato da sesshoumaru84 alle ore 21:29 | link | commenti
categorie: spiritualità
lunedì, 02 febbraio 2009

Informativa su alcuni casi di violenza terapeutica ai danni dei bambini

Salve, amici.

Voglio presentarvi, attraverso il comunicato che allegherò qui di seguito, un’informativa che ho ricevuto attraverso un allegato di posta elettronica, a proposito di alcuni casi di violenza terapeutica perpetrati nei confronti di particolari bambini, dichiarati da alcuni medici e psicologi “iper-attivi ed agitati”.

Spero, pertanto, attraverso questo piccolo contributo, di poter incentivare una campagna di sensibilizzazione a proposito di tale accanimento farmaceutico e medico su queste creature indifese ed innocenti, inviando loro le migliori benedizioni affinché riacquistino la loro libertà di esprimere la propria essenza senza essere traviati e forzati da agenti esterni.

 

 

STRATTERA®: GRAVI DANNI AL FEGATO IN USA, L’FDA LANCIA L’ALLARME.

 

La Food and Drug Administration ha emesso un “warning” per danni epatici potenzialmente mortali
a carico dello Strattera®, lo psicofarmaco che viene somministrato anche in Italia per gestire i bambini iperattivi, agitati e distratti, ma l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ancora preso alcuna iniziativa. (Poma, Giù le Mani dai Bambini)

“Non siamo affatto stupiti, abbiamo evidenziato all’AIFA ed all’ISS la pericolosità dello Strattera molto tempo fa, ma hanno deciso di autorizzarlo comunque alla commercializzazione. Si assumeranno tutte le
responsabilità in caso di decesso di bambini italiani”.

(Prof. Fava Vizziello, Neuropsichiatra Infantile UniPadova):

 “Oltre ai problemi al  fegato, vedo  bambini completamente appiattiti dallo psicofarmaco, totalmente disinteressati all'ambiente e con lo sguardo vuoto: mai come oggi è necessaria questa campagna informativa che spiega i rischi dell’uso di queste molecole sui bambini”
(Rockville, USA) - La Food and Drug Administration, dopo l’ennesimo report per gravi danni epatici – anche mortali - riportati da picoli pazienti trattati con lo psicofarmaco atomoxetina (nome commerciale Strattera®), ha emesso una comunicazione urgente indirizzata a tutti i medici autorizzati all’esercizio della professione negli Stati Uniti, sollecitandoli ad informare immediatamente le famiglie dei loro pazienti circa i rischi associati all’uso del medicinale, con preghiera – avvisa l’FDA – “di contattare il proprio medico al primo sintomo di fatica, perdita di appetito, nausea, vomito, prurito, urine scure, ittero della pelle, gonfiori dell’area epatica o inspiegabili sintomi influenzali”.

Lo Strattera® fu approvato il 26/11/2002 come psicofarmaco per trattare i  bambini iperattivi, distratti ed agitati. Dal 2002 al 2007, circa 3,3 milioni di pazienti hanno ricevuto prescrizioni di atomoxetina nei soli Stati Uniti, e di essi circa 2,1 milioni (64%) erano minorenni. L’FDA nella sua comunicazione scrive che “mentre nella fase di pre-commercializzazione non erano stati evidenziati segnali circa possibili danni gravi al fegato, i report successivi alla commercializzazione hanno identificato nell’atomoxetina un elemento causante malattie epatiche, anche gravi ed a volte mortali”. A seguito di tali reports, nel 2004 è stata resa obbligatoria l’aggiunta di un avviso in grassetto sui foglietti illustrativi di questo psicofarmaco, indicante i potenziali rischi di gravi danni al fegato. Nonostante queste misure precauzionali, l’FDA dichiara di aver ricevuto “sei ulteriori report di  gravi danni epatici in pazienti trattati con atomoxetina”. A seguito di  ciò, i foglietti sono stati ulteriormente rivisti in senso ancor più restrittivo nel 2007, ma le segnalazioni non cessano di pervenire. “Gli  operatori della salute e i pazienti – sostiene l’FDA - devono quindi  essere messi in guardia dai gravi rischi epatici associati all’uso di atomoxetina e riferire immediatamente eventuali casi al programma
federale di controllo MedWatch”.

Il fegato è il principale organo che metabolizza i farmaci, ed a volte questi possono causare danni alle cellule epatiche: da aumenti di attività enzimatica nel sangue, ad un vero e proprio collasso dell’organo con conseguente necessità di trapianto. “Questo tipo di danni possono portare anche al decesso – dichiara l’FDA - e questa è una delle ragioni principali per cui un farmaco viene rimosso dal mercato”. “Non siamo purtroppo stupiti per ciò che sta accadendo il USA – ha dichiarato Luca Poma, giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più attivo Comitato italiano  per la farmacovigilanza pediatrica – perchè il nostro primo avviso in  Italia sulla pericolosità dello psicofarmaco Strattera® è del dicembre 2005, e l’abbiamo ripetuto nel febbraio 2007, ma l’Istituto Superiore di Sanità li ha pressochè ignorati e l’Agenzia Italiana del Farmaco ha deciso di autorizzare comunque al commercio questa molecola, che è pericolosa per i nostri bambini.

Questi enti si assumeranno la piena responsabilità per tali decisioni, nella denegata ipotesi in cui qualche piccolo paziente avrà problemi gravi con questo psicofarmaco: non potranno dire che non sapevano”. Il Prof. Graziella Fava Vizziello, Primario, Neuropsichiatra Infantile e Professore Ordinario di
Psicologia all’Università di Padova, ha dichiarato al riguardo: “In questo ultimo periodo continuiamo a ricevere bambini in trattamento farmacologico, etichettati ‘Adhd’ in qualche centro specializzato. Con questi ‘miracolosi’ psicofarmaci in commercio, i genitori preferiscono far classificare il figlio come ADHD piuttosto che affrontare situazioni complesse e mettersi davvero in gioco per risolverle. Spesso i genitori si rendono conto che i bambini stanno soffrendo anche  gravemente a causa del trattamento farmacologico, e li portano da noi con il sospetto che qualcosa non stia funzionando, ma non decidono di far sospendere il farmaco per paura di perdere il controllo della situazione ed essere loro stessi reponsabili di conseguenze imprevedibili. Oltre agli effetti dello Strattera sul fegato, ho visto bambini completamente appiattiti, totalmente disinteressatiall'ambiente, con lo sguardo vuoto ed ‘immobilizzati’ dal farmaco, più che calmati. Mai come oggi è necessaria questa campagna informativa, che illustra i rischi dell’uso di questi psicofarmaci sui bambini”.

Per media relations: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org
Il  “warning” della Food and Drug Administration è attualmente consultabile  in lingua inglese alla URL

 

http://www.fda. gov/cder/dsn/2009_v2_no1/postmarketing.htm#atomoxetine

 

postato da sesshoumaru84 alle ore 21:26 | link | commenti
categorie: comunicazioni