La Via della Trasformazione: Distinguere la Pace dalla Calma
by Fuoco Adamantino
Salve, amici.
In questo nuovo scritto, che va a sostenere ancora una volta il corpus di meditazioni siglate dalla definizione “La Via della Trasformazione”, ci concentreremo sul confronto tra due disposizioni interiori ed esteriori che l’individuo incarnato è libero di scegliere come meglio crede, soprattutto per similitudine di intento che ne è alla base (sappiamo, infatti, che “il simile attira il simile”): a questo proposito, vedremo nel corso dell’articolo come l’una e l’altra tendenza riflettano a vicenda la natura del soggetto che le manifesta (sia a livello mentale, che emotivo).
Prima di tutto, è bene premettere ancora una volta che l’elemento mentale e quello emotivo non saranno posti in uno stato di separazione e di contrasto, ma soltanto in confronto, per poi essere integrati da un ipotetico elemento equilibrante per entrambi.
Dal mio punto di vista, è infatti fuorviante l’utilizzo esclusivo della mente o dell’emozione per ricreare la pace e la calma nella propria esperienza vitale; a questo proposito, devo sottolineare che ritengo basilari questi due stati di coscienza per sentirsi realizzati nella propria vita, poiché, senza la capacità di ricrearsi almeno uno dei due, i possibili conflitti e le difficoltà con cui ci si confronta quotidianamente rischiano di divenire un complesso di problematiche complicate da smaltire.
Molto spesso, infatti, quando i contrasti che derivano dall’esterno si susseguono in maniera rapida, ci sembra di non riuscire ad affrontarli con la giusta disposizione, quindi è facile che spesso ci arrabbiamo o ci deprimiamo per essi. Queste due tendenze, a mio avviso, si manifestano a vicenda sia a livello interiore, che esteriore, in soggetti che hanno due predisposizioni caratteriali preponderanti opposte: infatti, per le persone che tendono a reprimere i propri pensieri e le proprie emozioni è più facile deprimersi, mentre per le persone che tendono a manifestare i propri pensieri e le proprie emozioni è più facile arrabbiarsi; ovviamente, entrambe le tendenze così descritte sono fuorvianti per il sostegno di una crescita corretta sia a livello umano, che spirituale, pur esentandomi da giudizi in merito, poiché sono in qualche modo basate su conflittualità e su paure (soprattutto, a livello sub-conscio ed in-conscio), non su Armonia ed Equilibrio (aspetti dell’Amore Incondizionato).
Quanto sopra asserito, non è detto per favorire gli individui che si impegnano nella propria esperienza vitale ad evolvere la propria natura coscienziale, bensì per invitare coloro i quali sono già sul cammino o coloro che stiano prendendo coscienza della propria spiritualità a concentrarsi sul rilascio dell’Ego e sulla purificazione della Personalità (manifestazione materiale dell’Ego); questo invito, ancora una volta, non è tuttavia indirizzato a chi è concentrato sull’Ego, non per separazione, ma per diversità di Intenti, senza pre-giudizi in merito.
Tornando al discorso della tendenza a reprimere, in opposizione alla tendenza a manifestare all’esterno ciò che si prova, possiamo tuttavia osservare che tale diversità è riconducibile alla separazione distorta dei due poli mente/emozione (li ho definiti poli, perché in realtà sono parti di un unico elemento neutro che li include entrambi, ossia lo Spirito): in effetti, gli individui tendenzialmente più mentali (razionali) saranno indotti per loro natura a non manifestare all’esterno i loro pensieri ed emozioni, mentre gli individui tendenzialmente più emotivi (istintivi) saranno indotti per loro natura a manifestare all’esterno tutti i loro pensieri ed emozioni.
In entrambi i casi, possiamo suggerire che a volte è invece opportuno manifestare nel modo più innocuo possibile ciò che si pensa o si sente (ovviamente, dopo averlo filtrato a fondo a livello coscienziale), mentre a volte è invece opportuno non manifestare in modo eccessivo e dannoso tutto ciò che si pensa o si sente (sempre dopo averlo filtrato a livello coscienziale): per questo, non esiste però un metro di misura adatto per tutte le situazioni, poiché la diversità delle dinamiche esteriori (riguardanti l’evento) ed interiori (riguardanti la natura del soggetto) in gioco è molto vasta; comunque, il consiglio che sento di dare a chiunque legga tale materiale è quello meditare profondamente prima di reagire in qualsiasi modo ritenga opportuno riguardo ad una qualsiasi situazione karmica, chiedendo la connessione col proprio Sé Superiore ed il sostegno delle proprie Guide Spirituali ed angeliche, per stabilire, appunto, la Vera Calma e la Vera Pace in sé stessi.
Cosa intendere, quindi, con queste due espressioni?
Ritengo che la Vera Calma e la Vera Pace siano connesse tra loro, per il fatto che sia l’una, sia l’altra, sono soggette ad un gioco di opposti dove i due elementi principali sono, ancora una volta, l’interiorità e l’esteriorità del contesto materiale in cui si manifestano: a questo proposito, possiamo suggerire che da un punto di vista materiale in fondo ci si sente calmi ed in pace finchè qualcosa all’esterno non entri in conflitto con la nostra interiorità, o l’inverso: perciò, si può affermare che la nostra pace fisica dipende dalla nostra calma fisica in un dato momento; questo, è in parte vero, se lo si guarda da un punto di vista superficiale ed apparente, tuttavia non lo è in modo profondo.
Da un punto di vista spirituale, infatti, è invece possibile che un conflitto (sia emotivo, che mentale) possa essere stato risolto a livello fisico/conscio (o accettando, o cambiando la situazione creante difficoltà), mentre non sia stato risolto a livello eterico/sub-conscio nella coscienza dell’individuo: a questo proposito, il soggetto interessato da tale situazione mostrerà quindi una calma apparente (sul piano materiale), ma in realtà gli mancherà la vera pace (sul piano spirituale).
In apparenza, è infatti possibile ricreare la calma in sé stessi, rimuovendo in maniera forzata alcuni dei possibili complessi irrisolti legati ad una data situazione o a un dato aspetto della vita, mentre in realtà è impossibile vivere in uno stato di pace reale, se non si sono prima risolti i conflitti che incidono profondamente nel proprio essere: infatti, da un punto di vista spirituale, la Pace è una causa della Calma è per questo viene prima, mentre la Calma è solo un effetto della Pace, quindi è impossibile creare uno stato di calma illusoria se prima non si è stabilita la Vera Pace in sé stessi.
A sostegno di ciò, suggeriamo quindi di sostenere un’attività costante ed accurata di meditazione ed auto-analisi rispetto alle impressioni ed alle pulsioni che si vivono quotidianamente in merito alla realtà che ci circonda, chiedendo a tal fine il supporto, la benedizione ed il consiglio del proprio Sé Superiore, degli Angeli, della Madre Terra e dello Spirito, affinché siate illuminati nel rilascio dei possibili pensieri di frustrazione, di rammarico, di rabbia, di delusione, di tristezza, di insoddisfazione e di sofferenza, tutti i desideri egoici, le illusioni, le aspettative, le paure e le illusioni e tutte le forme-pensiero, le cariche emotive, le energie e le informazioni olografiche distorte, che possano attualmente alimentare lo stato di separazione dalla Fonte (dallo Spirito) generante mancanza di Pace e di Calma nel vostro essere.
Possa La Luce dello Spirito colmare i Vuoti delle ferite insite nella Forma!
Fuoco Adamantino
