Verità e Conoscenza
by Ambro
Il dubbio è una caratteristica fondamentale della filosofia. Si accetta che le proprie conclusioni non siano assolute ma aperte sempre a discussioni e revisioni. Infatti ogni ragionamento appartiene ad una logica relativa e non assoluta, legato cioè alla comprensione o consapevolezza dell’essere umano di quel momento. Detto ciò però le conclusioni logiche sono sempre vere se partono da premesse logicamente dimostrate, nonostante possano esistere altre nozioni non ancora comprese.
Tali ragionamenti sono logicamente spiegabili e dimostrano perché ogni essere appartenente all’universo non possa comprendere in modo assoluto la verità. Dato che l’ente creatore (Dio) è qualitativamente superiore al mondo creato qualsiasi altro ente non può arrivare ad una conoscenza assoluta in quanto non possiede il pensiero della creazione del tutto ma può solo comprenderne i meccanismi col ragionamento costruendosi una verità che è tanto più vicina a quella assoluta quanto è più alto il suo livello di consapevolezza. La comprensione dell’uomo quindi non potrà che essere qualitativamente inferiore alla verità assoluta ma ciò non significa che non possa conoscere una verità oggettiva con la ricerca filosofica.
La filosofia si è interrogata molto sul suo oggetto d’indagine e su quale ambito possa o non possa indagare. Molti filosofi sono arrivati a negare persino l’esistenza di una realtà oggettiva, concetto che contraddice ogni esperienza empirica perché come abbiamo visto la realtà ha dei principi sempre riscontrabili in tutti i fenomeni. In particolare la verità corrisponde alla logica in quanto il mondo non può funzionare con leggi illogiche o contraddittorie. Oltre a ciò la logica può indagare anche sulla metafisica poiché solo un ente che possiede un’essenza logica può creare un altro ente simile a questo tanto più che la creazione è ragionamento logico. Anzi, è proprio questa la vera peculiarità della filosofia che con i suoi strumenti è capace di cogliere l’essenza delle cose e di pervenire come abbiamo visto ad una verità qualitativamente superiore a quella scientifica.
Oltre ad una verità oggettiva, riscontrabile con l’esperienza empirica o con il ragionamento esiste anche una verità soggettiva. Questa può essere denominata la «metafisica dell’etica» e riguarda le scelte individuali. Tali scelte dipendono infatti dalla consapevolezza dell’individuo che, attraverso le esperienze e la sua comprensione della realtà determina una propria «verità etica».
Tale verità individuale, infatti, non ha una corrispondenza oggettiva ma dipende dalle credenze, emozioni, pregiudizi ecc di ogni individuo. Nonostante ciò la comprensione etica individuale si può avvicinare alla «verità etica» assoluta. Dato che infatti l’ente creatore ha definito un universo con le sue leggi ha anche in mente il modo più corretto e più puro di affrontare ogni situazione. Ciò è logico in quanto chi crea un sistema ne conosce il funzionamento e sa il modo migliore per comportarsi in esso.
Possiamo dire quindi che Dio conosce tutti i tipi di comportamento umano e ne comprende le ragioni, indipendentemente che siano giuste o sbagliate. Comprende cioè la causa di ogni comportamento che va ricercata nella psiche individuale. Per tali ragioni sembra illogica una «punizione divina» legata al concetto di peccato. Per il ragionamento sopra svolto possiamo infatti concepire l’errore umano legato alla sua scarsa comprensione di sé stesso e della realtà ma il peccato è illogico. Tale concetto è spesso legato alla svalorizzazione di tutto ciò che è sensibile cioè appartenente a questo mondo ma questa è in contraddizione con ogni concetto di creazione e quindi di ideazione da parte di Dio di un mondo basato secondo leggi e regole da egli stabilite. Anzi, proprio perché il sensibile ha conseguenza metafisica è da questo che si può pervenire alla verità se correttamente analizzato.
La nostra analisi filosofica, come i lettori avranno notato, è partita dalle fondamenta della metafisica dimostrando la sua connessione col mondo fisico. Gli uomini, invece, si sono affidati solitamente ad una conoscenza basata sulla credenza e non sulla sapienza. Tale aspetto è accentuato dalla presenza dei dogmi religiosi e dalla presunzione di ogni religione di essere la sola ed unica portatrice di una verità incontrovertibile. Solo con un sapere basato sulla sapienza, e quindi su un ragionamento logico, si può costruire una verità certa. La fede non può non essere accompagnata e guidata dall’aspetto razionale. L’una e l’altra, infatti, non si escludono e ciò è dimostrato dal fatto che la fede è l’accettazione di qualcosa che non è manifesto. Ciò però non significa che non possa essere colto dalla ragione, in quanto, dato che tutto è regolato da leggi razionali, è la ragione che ci permette di cogliere la verità.
