Portale di Luce

mercoledì, 03 giugno 2009

Verità e Conoscenza

Verità e Conoscenza

by Ambro

 

 

Il dubbio è una caratteristica fondamentale della filosofia. Si accetta che le proprie conclusioni non siano assolute ma aperte sempre a discussioni e revisioni. Infatti ogni ragionamento appartiene ad una logica relativa e non assoluta, legato cioè alla comprensione o consapevolezza dell’essere umano di quel momento. Detto ciò però le conclusioni logiche sono sempre vere se partono da premesse logicamente dimostrate, nonostante possano esistere altre nozioni non ancora comprese.

Tali ragionamenti sono logicamente spiegabili e dimostrano perché ogni essere appartenente all’universo non possa comprendere in modo assoluto la verità. Dato che l’ente creatore (Dio) è qualitativamente superiore al mondo creato qualsiasi altro ente non può arrivare ad una conoscenza assoluta in quanto non possiede il pensiero della creazione del tutto ma può solo comprenderne i meccanismi col ragionamento costruendosi una verità che è tanto più vicina a quella assoluta quanto è più alto il suo livello di consapevolezza. La comprensione dell’uomo quindi non potrà che essere qualitativamente inferiore alla verità assoluta ma ciò non significa che non possa conoscere una verità oggettiva con la ricerca filosofica.

La filosofia si è interrogata molto sul suo oggetto d’indagine e su quale ambito possa o non possa indagare. Molti filosofi sono arrivati a negare persino l’esistenza di una realtà oggettiva, concetto che contraddice ogni esperienza empirica perché come abbiamo visto la realtà ha dei principi sempre riscontrabili in tutti i fenomeni. In particolare la verità corrisponde alla logica in quanto il mondo non può funzionare con leggi illogiche o contraddittorie. Oltre a ciò la logica può indagare anche sulla metafisica poiché solo un ente che possiede un’essenza logica può creare un altro ente simile a questo tanto più che la creazione è ragionamento logico. Anzi, è proprio questa la vera peculiarità della filosofia che con i suoi strumenti è capace di cogliere l’essenza delle cose e di pervenire come abbiamo visto ad una verità qualitativamente superiore a quella scientifica.

Oltre ad una verità oggettiva, riscontrabile con l’esperienza empirica o con il ragionamento esiste anche una verità soggettiva. Questa può essere denominata la «metafisica dell’etica» e riguarda le scelte individuali. Tali scelte dipendono infatti dalla consapevolezza dell’individuo che, attraverso le esperienze e la sua comprensione della realtà determina una propria «verità etica».

Tale verità individuale, infatti, non ha una corrispondenza oggettiva ma dipende dalle credenze, emozioni, pregiudizi ecc di ogni individuo. Nonostante ciò la comprensione etica individuale si può avvicinare alla «verità etica» assoluta. Dato che infatti l’ente creatore ha definito un universo con le sue leggi ha anche in mente il modo più corretto e più puro di affrontare ogni situazione. Ciò è logico in quanto chi crea un sistema ne conosce il funzionamento e sa il modo migliore per comportarsi in esso.

Possiamo dire quindi che Dio conosce tutti i tipi di comportamento umano e ne comprende le ragioni, indipendentemente che siano giuste o sbagliate. Comprende cioè la causa di ogni comportamento che va ricercata nella psiche individuale. Per tali ragioni sembra illogica una «punizione divina» legata al concetto di peccato. Per il ragionamento sopra svolto possiamo infatti concepire l’errore umano legato alla sua scarsa comprensione di sé stesso e della realtà ma il peccato è illogico. Tale concetto è spesso legato alla svalorizzazione di tutto ciò che è sensibile cioè appartenente a questo mondo ma questa è in contraddizione con ogni concetto di creazione e quindi di ideazione da parte di Dio di un mondo basato secondo leggi e regole da egli stabilite. Anzi, proprio perché il sensibile ha conseguenza metafisica è da questo che si può pervenire alla verità se correttamente analizzato.

La nostra analisi filosofica, come i lettori avranno notato, è partita dalle fondamenta della metafisica dimostrando la sua connessione col mondo fisico. Gli uomini, invece, si sono affidati solitamente ad una conoscenza basata sulla credenza e non sulla sapienza. Tale aspetto è accentuato dalla presenza dei dogmi religiosi e dalla presunzione di ogni religione di essere la sola ed unica portatrice di una verità incontrovertibile. Solo con un sapere basato sulla sapienza, e quindi su un ragionamento logico, si può costruire una verità certa. La fede non può non essere accompagnata e guidata dall’aspetto razionale. L’una e l’altra, infatti, non si escludono e ciò è dimostrato dal fatto che la fede è l’accettazione di qualcosa che non è manifesto. Ciò però non significa che non possa essere colto dalla ragione, in quanto, dato che tutto è regolato da leggi razionali, è la ragione che ci permette di cogliere la verità.

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categorie: spiritualità
domenica, 31 maggio 2009

Riflessioni sull'Origine dell'Ego

Riflessioni sull'Origine dell'Ego

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

Questa volta ho scelto di interrompere la serie di articoli “La Via della Trasformazione”, per presentarvi nuove meditazioni che si distaccano dal filone riguardante la raccolta poc’anzi citata.

Oggi, infatti, vorrei invitarvi a riflettere sull’origine di quel fenomeno che nell’essere umano si manifesta come “Ego”; a tale proposito, vorrei anzitutto ricordare alcuni concetti già esposti in passato lungo la composizione del materiale fino ad oggi composto: per iniziare, come già detto, possiamo convenire nell’esprimere attraverso il termine “Ego” l’insieme dei pensieri e delle emozioni di inconsapevolezza (ossia, di mancanza di Luce ed Amore) che l’individuo serba in sé stesso, connessi a una gamma più o meno vasta di conflittualità e di complessi irrisolti (su diversi livelli coscienziali, ovviamente).

Come possiamo dedurre dalla definizione sopra esposta, è pertanto naturale asserire che l’Ego non ha avuto origine nell’atto di creazione primordiale, quando la Divinità emanò da sé le Anime e gli Spiriti (che sono scintille di Anime): infatti, questo processo creativo avvenne in base all’unico tipo di energia attraverso cui lo Spirito potesse manifestarsi (d’ora in poi, useremo soltanto il termine Spirito per indicare il concetto olistico di Divinità, poiché più appropriato ed onnicomprensivo); ovviamente, questo atto non fu materiale, poiché nel creare le Anime in realtà accadde che dallo Spirito discese altro Spirito e non forme di vita fisica, visto che la creazione dello Spazio/Tempo (dimora materiale delle Anime e degli Spiriti) avvenne molto tempo dopo.

Una volta create, comunque, a tali Essenze fu lasciato il totale libero arbitrio di evolvere a proprio discernimento, sviluppando la propria Consapevolezza ed il proprio Intelletto; da quando fu possibile l’incarnazione a quel fenomeno di separazione dallo Spirito che fu denominato in seguito “Caduta”, possiamo perciò asserire che le Anime fecero quasi esclusivamente esperienze di Amore Incondizionato (di energia magnetica), mantenendo più o meno la matrice originaria che lo Spirito aveva ispirato in loro (nel loro DNA fisico, eterico e di Luce); tuttavia, col passare del tempo e col susseguirsi di esperienze sempre meno magnetiche, ma più polarizzate (non basate su Amore Incondizionato, rappresentante invece il polo neutro che può integrare gli opposti), le Anime e gli Spiriti svilupparono gradualmente sempre più Ego (entrando in uno stato di separazione coscienziale dallo Spirito), sia durante la fase di incarnazione (spazio/temporale), che nella fase di dis-incarnazione (nei Piani di Luce).

Tutto ciò, fu possibile perché nell’infinito Amore e nell’infinita Grazia che lo Spirito nutre per i suoi figli, alle Anime ed agli Spiriti fu lasciata la totale libertà di creare la propria realtà, anche se fosse stata lontana dalla matrice di Luce che lo Spirito stesso aveva infuso nell’atto di creare.

Qui, un dubbio fondamentale mi sorge spontaneo: perché, quindi, se l’Essenza di ogni essere è l’Amore, ciò non viene quasi mai riconosciuto, pur essendo quest’ultima l’impronta archetipica che lo Spirito ci ha donato per similitudine?  

A questa domanda, mi verrebbe spontaneo rispondere che riconoscere la nostra natura spirituale dovrebbe essere la cosa più innata in noi, più di bere un bicchier d’acqua o di mangiare un panino; eppure, il paradosso dell’attuale stato coscienziale umano vuole che molto spesso non si sappia riconoscere la propria Essenza ed è come se la Luce abbia smesso di riconoscere sé stessa, poiché celandosi in una forma d’ombra ha iniziato ad identificarsi con il velo che la riveste.

L’Ego, quindi, è ciò che più si avvicina per definizione ai concetti esposti nel paragrafo poc’anzi inserito: esso, per sua natura, è infatti un velo irreale sostenuto a livello di coscienza (conscio, sub-conscio ed inconscio) dai pensieri e dalle emozioni polarizzate (non neutre) che l’individuo mantiene per auto-difesa, concentrandosi quindi su concetti di separazione e paura, non di Amore e Luce; tutto ciò, è detto assolutamente senza giudizi e pre-giudizi, poiché in fondo ciascun individuo ne è interessato in qualche modo, essendo per il soggetto normale la necessità di difendersi da ciò che non si conosce, o che si teme, finchè non si è pronti a far luce nelle tenebre delle proprie paure e preoccupazioni.

In ogni caso, è comunque curioso osservare come la forte dicotomia apparente tra Luce ed Ombra abbia rinforzato la credenza del dualismo, divenendo poi quest’ultimo un elemento fondamentale per le varie religioni che oggi conosciamo (in questo caso, soprattutto per il Taoismo); a questo proposito, tuttavia, ritengo che il concetto di dualità riferito ai due elementi Materia/Spirito debba comunque essere trasceso, qualora si voglia perseguire un cammino di crescita equilibrato sia a livello interiore (spirituale), che esteriore (umano), poiché è comunque giusto distinguere queste due sfere esistenziali, ma è altrettanto importante di integrarle e di fonderle a livello coscienziale per raggiungere uno stato di Equilibrio e di Pace stabile: infatti, finchè la Forma e lo Spirito vivono in conflitto e ci si dedica troppo all’una, o all’altro, ciò impedisce all’individuo di armonizzare gli opposti e di ricreare all’interno ed all’esterno di sé lo stato naturale di Grazia e Beatitudine che deriva, invece, dalla fusione dei due poli contrari in un unico polo neutro.

A questo proposito, consiglio a chi si trovasse in sintonia con quest’ultimo concetto esposto di intendere di stabilire un contatto profondo e saldo col proprio Sé Spirituale, con la Madre Terra, con le proprie Guide Spirituali ed Angeliche e con lo Spirito, rilasciando a tal fine possibili pensieri di paura, di colpevolezza, di vergogna, di giudizio, di pre-giudizio, di separazione, di delusione e di sofferenza, tutti i complessi irrisolti e tutte le forme-pensiero, le cariche emotive, le energie e le informazioni olografiche distorte, che oggi possano alimentare in voi dei conflitti tra un possibile anelito spirituale ed un possibile scetticismo opposto.

Forma e Spirito, in fondo, sono soltanto due aspetti diversi della Creazione, ma la loro Essenza profonda li accomuna, poiché derivano entrambi dalla stessa Fonte ed in verità il Sentiero Spirituale di Ritorno a Casa è aperto a tutti in ogni omento, perché lo Spirito non abbandono mai nessuno, ma onora e benedice sempre tutti…

… Tuttavia, per essere un Operatore di Luce costante e coerente, tutto ciò lo si deve credere fortemente, non per un atto di devozione ignorante, ma per un atto di Fede Consapevole!

 

Molte Benedizioni di Luce ed Amore a tutti i Fratelli ed a tutte le Sorelle della Famiglia Spirituale sulla Terra!

 

Fuoco Adamantino

 

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categorie: spiritualità
giovedì, 28 maggio 2009

La Via della Trasformazione: Distinguere la Pace dalla Calma

La Via della Trasformazione: Distinguere la Pace dalla Calma

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

In questo nuovo scritto, che va a sostenere ancora una volta il corpus di meditazioni siglate dalla definizione “La Via della Trasformazione”, ci concentreremo sul confronto tra due disposizioni interiori ed esteriori che l’individuo incarnato è libero di scegliere come meglio crede, soprattutto per similitudine di intento che ne è alla base (sappiamo, infatti, che “il simile attira il simile”): a questo proposito, vedremo nel corso dell’articolo come l’una e l’altra tendenza riflettano a vicenda la natura del soggetto che le manifesta (sia a livello mentale, che emotivo).

Prima di tutto, è bene premettere ancora una volta che l’elemento mentale e quello emotivo non saranno posti in uno stato di separazione e di contrasto, ma soltanto in confronto, per poi essere integrati da un ipotetico elemento equilibrante per entrambi.

Dal mio punto di vista, è infatti fuorviante l’utilizzo esclusivo della mente o dell’emozione per ricreare la pace e la calma nella propria esperienza vitale; a questo proposito, devo sottolineare che ritengo basilari questi due stati di coscienza per sentirsi realizzati nella propria vita, poiché, senza la capacità di ricrearsi almeno uno dei due, i possibili conflitti e le difficoltà con cui ci si confronta quotidianamente rischiano di divenire un complesso di problematiche complicate da smaltire.

Molto spesso, infatti, quando i contrasti che derivano dall’esterno si susseguono in maniera rapida, ci sembra di non riuscire ad affrontarli con la giusta disposizione, quindi è facile che spesso ci arrabbiamo o ci deprimiamo per essi. Queste due tendenze, a mio avviso, si manifestano a vicenda sia a livello interiore, che esteriore, in soggetti che hanno due predisposizioni caratteriali preponderanti opposte: infatti, per le persone che tendono a reprimere i propri pensieri e le proprie emozioni è più facile deprimersi, mentre per le persone che tendono a manifestare i propri pensieri e le proprie emozioni è più facile arrabbiarsi; ovviamente, entrambe le tendenze così descritte sono fuorvianti per il sostegno di una crescita corretta sia a livello umano, che spirituale, pur esentandomi da giudizi in merito, poiché sono in qualche modo basate su conflittualità e su paure (soprattutto, a livello sub-conscio ed in-conscio), non su Armonia ed Equilibrio (aspetti dell’Amore Incondizionato).

Quanto sopra asserito, non è detto per favorire gli individui che si impegnano nella propria esperienza vitale ad evolvere la propria natura coscienziale, bensì per invitare coloro i quali sono già sul cammino o coloro che stiano prendendo coscienza della propria spiritualità a concentrarsi sul rilascio dell’Ego e sulla purificazione della Personalità (manifestazione materiale dell’Ego); questo invito, ancora una volta, non è tuttavia indirizzato a chi è concentrato sull’Ego, non per separazione, ma per diversità di Intenti, senza pre-giudizi in merito.

Tornando al discorso della tendenza a reprimere, in opposizione alla tendenza a manifestare all’esterno ciò che si prova, possiamo tuttavia osservare che tale diversità è riconducibile alla separazione distorta dei due poli mente/emozione (li ho definiti poli, perché in realtà sono parti di un unico elemento neutro che li include entrambi, ossia lo Spirito): in effetti, gli individui tendenzialmente più mentali (razionali) saranno indotti per loro natura a non manifestare all’esterno i loro pensieri ed emozioni, mentre gli individui tendenzialmente più emotivi (istintivi) saranno indotti per loro natura a manifestare all’esterno tutti i loro pensieri ed emozioni.

In entrambi i casi, possiamo suggerire che a volte è invece opportuno manifestare nel modo più innocuo possibile ciò che si pensa o si sente (ovviamente, dopo averlo filtrato a fondo a livello coscienziale), mentre a volte è invece opportuno non manifestare in modo eccessivo e dannoso tutto ciò che si pensa o si sente (sempre dopo averlo filtrato a livello coscienziale): per questo, non esiste però un metro di misura adatto per tutte le situazioni, poiché la diversità delle dinamiche esteriori (riguardanti l’evento) ed interiori (riguardanti la natura del soggetto) in gioco è molto vasta; comunque, il consiglio che sento di dare a chiunque legga tale materiale è quello meditare profondamente prima di reagire in qualsiasi modo ritenga opportuno riguardo ad una qualsiasi situazione karmica, chiedendo la connessione col proprio Sé Superiore ed il sostegno delle proprie Guide Spirituali ed angeliche, per stabilire, appunto, la Vera Calma e la Vera Pace in sé stessi.

Cosa intendere, quindi, con queste due espressioni?

Ritengo che la Vera Calma e la Vera Pace siano connesse tra loro, per il fatto che sia l’una, sia l’altra, sono soggette ad un gioco di opposti dove i due elementi principali sono, ancora una volta, l’interiorità e l’esteriorità del contesto materiale in cui si manifestano: a questo proposito, possiamo suggerire che da un punto di vista materiale in fondo ci si sente calmi ed in pace finchè qualcosa all’esterno non entri in conflitto con la nostra interiorità, o l’inverso: perciò, si può affermare che la nostra pace fisica dipende dalla nostra calma fisica in un dato momento; questo, è in parte vero, se lo si guarda da un punto di vista superficiale ed apparente, tuttavia non lo è in modo profondo.

Da un punto di vista spirituale, infatti, è invece possibile che un conflitto (sia emotivo, che mentale) possa essere stato risolto a livello fisico/conscio (o accettando, o cambiando la situazione creante difficoltà), mentre non sia stato risolto a livello eterico/sub-conscio nella coscienza dell’individuo: a questo proposito, il soggetto interessato da tale situazione mostrerà quindi una calma apparente (sul piano materiale), ma in realtà gli mancherà la vera pace (sul piano spirituale).

In apparenza, è infatti possibile ricreare la calma in sé stessi, rimuovendo in maniera forzata alcuni dei possibili complessi irrisolti legati ad una data situazione o a un dato aspetto della vita, mentre in realtà è impossibile vivere in uno stato di pace reale, se non si sono prima risolti i conflitti che incidono profondamente nel proprio essere: infatti, da un punto di vista spirituale, la Pace è una causa della Calma è per questo viene prima, mentre la Calma è solo un effetto della Pace, quindi è impossibile creare uno stato di calma illusoria se prima non si è stabilita la Vera Pace in sé stessi.

A sostegno di ciò, suggeriamo quindi di sostenere un’attività costante ed accurata di meditazione ed auto-analisi rispetto alle impressioni ed alle pulsioni che si vivono quotidianamente in merito alla realtà che ci circonda, chiedendo a tal fine il supporto, la benedizione ed il consiglio del proprio Sé Superiore, degli Angeli, della Madre Terra e dello Spirito, affinché siate illuminati nel rilascio dei possibili pensieri di frustrazione, di rammarico, di rabbia, di delusione, di tristezza, di insoddisfazione e di sofferenza, tutti i desideri egoici, le illusioni, le aspettative, le paure e le illusioni e tutte le forme-pensiero, le cariche emotive, le energie e le informazioni olografiche distorte, che possano attualmente alimentare lo stato di separazione dalla Fonte (dallo Spirito) generante mancanza di Pace e di Calma nel vostro essere.

 

Possa La Luce dello Spirito colmare i Vuoti delle ferite insite nella Forma!

 

Fuoco Adamantino

 

 

 

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categorie: spiritualità
sabato, 09 maggio 2009

La Via della Trasformazione - Distinguere la Forza dalla Rigidità

La Via della Trasformazione - Distinguere la Forza dalla Rigidità

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

L’appuntamento odierno con le nostre meditazioni ci porta, questa volta, a meditare su uno degli aspetti che ritengo, personalmente, generare più confusione tra gli individui in ascensione e non.

In questo scritto, quindi, ci concentreremo a cercare una possibile soluzione ai complessi irrisolti che possono indurre il soggetto ad attirare nella propria esperienza vitale pensieri, emozioni, ed energie in sintonia col concetto di Rigidità: in questo caso, la nostra concentrazione si farà preponderante sull’esperienza degli individui che ho definito poc’anzi “in ascensione”, soltanto per il fatto che questo materiale è in sintonia con le vibrazioni che vengono sostenute da questo moto interiore e dalle tendenze esteriori che scaturiscono da esso.

Ancora una volta, dal mio punto di vista, è infatti normale che da un punto di vista umano l’individuo entri in sintonia con la corrente di pensiero che oggi abbiamo preso in esame, mentre tale fenomeno può risultare parallelamente incoerente, se osservato, invece, da un punto di vista spirituale (ovviamente, esentandomi da ogni giudizio e pre-giudizio in merito): a tale proposito, tutto ciò che verrà sviluppato e sostenuto in seguito, è da vedere soltanto come un possibile spunto per la crescita, che come sappiamo richiede Intento (Volontà) e duttilità (intesa come disponibilità al cambiamento), che il soggetto è libero di scegliere senza giudizio alcuno.

Spesso, infatti, può succedere che chi si avvicina con propositi spontanei e sentiti al Sentiero di Crescita Spirituale, tuttavia si tiri poi indietro quando tale percorso di iniziazione interiore ed esteriore cominci a creare conflitti forti all’individuo (che richiedono, conseguentemente, cambiamenti da parte di quest’ultimo, per essere risolti), sia con sé stesso, che con la realtà che lo circonda; ciò, non è detto per intimorire o per allarmare le persone che coltivino, magari, un anelito vero alla crescita, bensì per assumere un atteggiamento realista ed obiettivo in merito a tali argomenti. In fondo, il fenomeno di “ascensione”, è una vera e propria ricongiunzione che avviene su diversi livelli di esistenza (fisico, eterico e spirituale) tra la coscienza fisica (immersa nella realtà materiale e spazio/temporale) e la coscienza spirituale ed animica (dimorante oltre la realtà spazio/temporale, su livelli vibrazionali di Spirito e Luce), ma ciò comporta difficoltà comprensibili, che l’individuo può scegliere di non voler sostenere, senza giudizio alcuno.

Volendo concludere questo preambolo, passiamo, perciò, a concentrarci sull’osservazione del conflitto che può crearsi, soprattutto durante il processo di ascensione, quando si confonde il concetto di Forza con quello di Rigidità; per fare ciò, è necessario fare un passo indietro e definire, anzitutto, tali due concetti: dal mio punto di vista, in effetti, si può esprimere col termine “Forza” la tendenza a resistere ad un’attività o a un evento che si ritenga difficoltoso in maniera decisa, ma allo stesso tempo duttile e flessibile (dimostrando Equilibrio), mentre si può esprimere col termine “Rigidità” la tendenza a resistere ad un’attività o ad un evento che si ritenga difficoltoso in maniera comunque decisa (intransigente, per meglio dire), ma allo stesso tempo rigida e separatista (dimostrando squilibrio e conflittualità).

Rimanendo su questo filo conduttore, la rigidità è un fenomeno possibile ed esperibile soltanto nell’energia elettrica ed elettro-magnetica (distorsioni dell’energia magnetica pura, ossia dell’Amore Incondizionato), ciò soltanto finché si rimane nella dualità e non si equilibrano gli opposti, incorporando il concetto che li integri entrambi: a questo proposito, è credenza comune del genere umano alla vibrazione che interpretiamo attualmente, che la rigidità sia un sinonimo di forza e che la forza sia una dote preponderante dell’uomo. In realtà, la rigidità, pur essendo da molto tempo una caratteristica preponderante dell’uomo, è una distorsione polare di tipo maschile della Forza pura (basata su energie di neutralità); il suo opposto polare sarà quindi la dolcezza, definibile come una dimostrazione di affetto estrema, che viene indirizzata soltanto agli individui verso cui si provano pensieri ed emozioni di amore egoico (non-Incondizionato), mentre il pensiero che le integra entrambe è la Forza, intesa come capacità di esprimere nella forma gli intenti del proprio Spirito, attraverso la Volontà (che è appunto, un’espressione fisica dell’Amore.

Senza voler esprimere giudizi in merito ad altri  tipi di pensiero, tuttavia, dal mio punto di vista, il Vero Amore è soltanto di tipo incondizionato (e ciò, non significa freddo o distaccato, ma bensì non-polarizzato).

In riferimento a quanto sopra detto a proposito della dolcezza, intesa ancora una volta come opposto polare femminile della rigidità, è conseguente che quest’ultima sia quindi definibile come una dimostrazione di separazione estrema, basata su pensieri ed emozioni di Presunzione ed Arroganza, in merito ad un qualsiasi aspetto della vita (pratico e non), che l’individuo interessato vive in maniera conflittuale.

Molto spesso, infatti, il soggetto rigido mantiene in sé le caratteristiche principali degli ologrammi/archetipi del RIGIDO (appunto), dell’OPPRESSIVO e del PACIFISTA, per il fatto che nel primo caso egli sarà portato a pretendere che tutti abbiano ciò che egli ritiene giusto, o che come nel secondo caso egli sarà portato a pretendere di avere sé stesso in tutte le situazioni, o che come nell’ultimo caso egli sarà portato a pretendere di stare in pace con tutti; come potete notare, in ogni modo il soggetto in questione tenderà comunque a pretendere qualcosa: a questo proposito, vi ricordo che, come abbiamo asserito nell’articolo “La Via della Trasformazione: Distinguere i Desideri dalle Pretese”, tale tendenza può indurre chi ne è interessato a fuorviare dal cammino spirituale, proprio perché qualsiasi pretesa è comunque basata sul concetto di aspettativa, che sono entrambe forme-pensiero di natura egoica (non basate su Amore Incondizionato).

In definitiva, affinché desideriate incorporare la Vera Forza in voi stessi, che vi permetta di manifestare nell’esperienza vitale i veri presupposti del vostro Spirito, vi consigliamo di intendere di rilasciare tutti i blocchi emotivi, le conflittualità interiori, i giudizi, i pre-giudizi, i pensieri di paura, di separazione, di violenza, di rabbia, di delusione e di sofferenza, tutte le aspettative, i desideri egoici e le pretese e tutte le forme-pensiero, le cariche emotive, le energie e le informazioni olografiche distorte connesse al pensiero di rigidità, rendendo la vostra predisposizione interiore più disponibile al confronto con la realtà esteriore, senza che le due parti entrino più in contrasto; a tal fine, chiedete pure il supporto, la benedizione e la Forza (appunto) del vostro Spirito, della Madre Terra, degli Angeli e dello Spirito, qualora sentiste di averne bisogno per proseguire lungo il Cammino di Luce.

 

Che l’Amore possa diventare la Fonte costante della Vostra Forza!

 

Fuoco Adamantino

 

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categorie: spiritualità
sabato, 02 maggio 2009

Fede ed Ascensione

Fede ed Ascensione
by Ambro


In questo scritto si parlerà della fede, e dell’importanza che ha nella crescita spirituale. Un essere in ascensione infatti, avvicinandosi sempre più a Dio, manifesta la Vera Fede nella propria vita. Questa può aumentare tanto più si elimina la separazione tra uomo e Dio, costituita dalla barriera dell’Ego. Quest’ultimo infatti è la conseguenza della separazione progressiva dalla Luce o Spirito ed ha causato sempre più la limitazione della comprensione della realtà. La Vera Fede, infatti, non è in contrasto con una comprensione pura e completa di ciò che ci circonda.

La fede consiste nel comprendere che tutto ciò che ci accade è perfettamente diretto da Dio, l’essere che sa tutto e conosce le esperienze migliori di cui le anime incarnate devono prendere coscienza. I pensieri egoici, invece, tendono a far prendere troppo sul serio ciò che ci accade, concentrandosi di volta in volta su ciò che appaga i desideri dell’ego.

Allontanandosi sempre più da Dio, gli uomini hanno perso l’importanza della fede, che proprio perché fa comprendere che tutto ciò che esiste ha un senso, permette di liberarsi da tutti i pensieri limitanti caratteristici degli esseri umani. Gli uomini, con la caduta di consapevolezza, hanno scelto un amore condizionato, appunto dai pensieri limitanti, rispetto al vero Amore, cioè incondizionato.

Ciò ha causato la perdita della comprensione che ogni singolo evento è una manifestazione di Dio, e per tanto dell’Amore. Solo con la fede e la conseguente crescita spirituale si può apprezzare la vita per quella che è, proprio perché in tutte le sue sfaccettature manifesta la volontà di Dio. La vita viene quindi amata in toto, in tutte le sue manifestazioni, e ciò è conseguenza di un aumento progressivo di consapevolezza, che permette di comprendere sempre più in modo completo la realtà.

In altre parole si può affermare che solo la Fede ci permette di guarire da tutti i nostri mali, che sono interiori, cioè delle limitazioni del nostro pensiero. Ma la Fede può aumentare solo in modo proporzionale all’incorporamento dello Spirito nella forma. E’ questi che permette di liberarsi dai pensieri egoici, che hanno la presunzione di essere la fonte del proprio appagamento, in tal modo compiendo un atto di presunzione verso l’Assoluto.

A conclusione di tali ragionamenti, si consiglia di intendere di incorporare la Vera Fede, che è fiducia nell’Assoluto, che permette di comprendere sempre meglio la vera essenza delle cose, che non sta nella pura materialità, cosa su cui ci si focalizza tanto più si è lontani dallo Spirito. Ciò non significa vedere in modo negativo la materialità, ma viverla in modo neutrale, ossia con l’unica emozione pura in cui lo Spirito vive, cioè il Vero Amore
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categorie: spiritualità
domenica, 05 aprile 2009

La Via della Trasformazione: Distinguere le Passioni dallle Abitudini

La Via della Trasformazione: Distinguere le Passioni dalle Abitudini

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

Ben ritrovati ad un ulteriore appuntamento con la nostra serie di meditazioni, inter-connesse dal filo conduttore “la Via della Trasformazione”, come sopra indicato; quest’oggi, a tale proposito, continueremo a guardare dentro di noi per concentrarci su un aspetto della nostra esistenza molto più diretto e “pratico” (per così dire), rispetto all’argomento trattato nel precedente articolo.

Questa volta, infatti, vi invito a meditare insieme sulla natura delle consuetudini e delle convenzioni (o Abitudini) che ciascuno di noi mette in atto nella propria esperienza vitale, in opposizione, invece, alle Passioni verso cui ciascuno di noi si sente veramente attratto. Qui, a proposito, vorrei anzitutto far notare ai lettori che, dal mio punto di vista, si possono generalmente associare le abitudini alla sfera mentale (come programmazioni automatiche), mentre le passioni sia alla sfera mentale che alla sfera emotiva: come fatto notare in precedenti scritti, comunque, nessuna delle due tendenze e delle due sfere prese in considerazione è di per sé migliore dell’altra, poiché ciascuna rifletterà sicuramente la natura interiore dell’individuo, che poi si comporterà a livello esteriore di conseguenza, sentendosi per sua natura più o meno attratto dall’una, o dall’altra.

Quanto appena descritto, ritengo sia quindi naturale e giusto, mentre ciò su cui vorrei portare l’attenzione degli individui in sintonia con tale scritto è la prossima riflessione: per comodità concettuale, avendo associato le Abitudini alla mente e le Passioni sia alla mente che al cuore, dobbiamo tuttavia far notare che in questo caso tale distinzione sussiste soltanto per il fatto che nel secondo caso l’individuo avrà sicuramente guardato più in profondità in sé stesso prima di sentirsi attratto da un’ipotetica attività, integrando i due opposti; questo, non è detto per favorire la seconda tendenza a discapito della prima, ma a scopo evolutivo, attraverso l’invito a sviluppare l’introspezione ed il contatto col proprio .

Infatti, ancora dal mio personale punto di vista, ho notato (in primis, guardandomi dentro, poi intorno) che, in realtà, molte delle cose che facciamo quotidianamente mancano spesso di spessore e di vero interesse; a questo proposito, ritengo opportuno inserire qui una distinzione concettuale fondamentale tra i due elementi oggi presi in esame: mentre le Abitudini possono essere generate, nella maggior parte dei casi, dal bisogno di punti fissi e di sicurezze (ossia, da pensieri ed emozioni preponderanti di Paura), le Passioni, invece, possono nascere soltanto per vera attrazione ed in assenza di complessi alla base (ossia, in risonanza con pensieri ed emozioni di Vero Amore).

Queste osservazioni, mi rincresce di dover far notare che molto spesso vanno oltre le questioni pratiche (quindi, oltre le necessità, il lavoro e gli hobby), riguardando anche le relazioni inter-personali, sia di tipo amichevole, che amoroso: pur senza giudizio, devo tuttavia far notare che determinati atteggiamenti di superficialità ed apparenza in ambito relazionale/affettivo possono creare degli squilibri più o meno importanti tra gli individui interessati da tale karma. Da questo fenomeno karmico, infatti, possono scaturire diversi complessi irrisolti, basati su carenze emotive ed affettive, che possono ledere le due parti in modo anche marcato, a seconda dell’attaccamento più o meno forte che lega gli individui coinvolti (ovviamente, in maniera distorta, ossia non fondandosi su pensieri ed emozioni di Amore Incondizionato).

Dopo aver sviluppato questi concetti, è comunque doveroso inserire un’attenuante di Comprensione e di Perdono incondizionato, poiché, come asserito qualche paragrafo più in alto, le condizioni interiori che possono portare il soggetto a manifestare esteriormente comportamenti di abitudine sono fondate su pensieri ed emozioni di Paura ed Insicurezza, le quali non vanno assolutamente osservate con giudizio, né tanto meno da un punto di vista rigido, essendone ognuno di noi influenzato in diversi modi.

A questo proposito, è necessario approfondire tali concetti ricordando la funzione di ambivalenza e di inter-dipendenza esistente tra il soggetto e la società su scala individuale e tra i diversi soggetti, in relazione reciproca all’interno di un contesto sociale comune, su scala globale: infatti, il contrasto tra il soggetto e la società su questi due livelli è come un ipotetico gioco di opposti, in cui l’uno o l’altro devono modificare il proprio equilibrio interiore per mantenere l’armonia comune, quindi anche a livello esteriore; eppure, molto spesso accade che tra i due elementi non si riesca a creare questa convergenza armonica e ciò alimenta lo stato di separazione e di squilibrio che attualmente esperiamo, sia interiormente, che esteriormente, all’interno della società in cui viviamo.

Il desiderio di fuga, il bisogno di sicurezze, gli attaccamenti ossessivi, le manie (più o meno gravi) e le paure che esperiamo (sia a livello conscio, che sub-conscio ed in-conscio) all’interno del paradigma sopra descritto, ci porta quindi, più o meno consapevolmente, a concentrarci molto più sulla materia (quindi, sull’apparenza e sulla superficialità), che sullo Spirito (ossia, sull’Amore e sulla Verità); in relazione a ciò, a proposito degli argomenti scelti oggi come termini di paragone per il Sentiero di Crescita umana e spirituale che tale materiale si presume di sostenere, nelle nostre vite ci accade spesso di concentrarci più sulle Abitudini, che sulle vere Passioni.

Esentandoci ancora da giudizi e pre-giudizi, è comunque nostro proposito quello di invitare coloro che si sentono in sintonia coi concetti qui sostenuti ad intendere fortemente di manifestare nella propria vita le Passioni verso cui la propria Mente ed il proprio Cuore, una volta integrati, si sentono realmente attratti, co-creando così in Terra i propositi del proprio Spirito, che dimora simultaneamente sia in Noi, che oltre lo Spazio ed il Tempo (anche quando siamo “incarnati”). A tal fine, chiedete pure il supporto, la benedizione e l’inter-azione sincronizzata del vostro Sé Superiore, della Madre Terra, degli Angeli e dello Spirito, affinché possiate purificare i vostri pensieri, le vostre emozioni e le vostre energie, per apportare Luce, Amore e Passione in ogni aspetto dell’esperienza vitale che interpretate, rilasciando tutte le forme-pensiero, le energie, le cariche emotive e le informazioni olografiche (in particolare, quelle connesse agli ologrammi/archetipi distorti dell’ACCONDISCENDENTE, del MATERIALISTA e dell’IMBONITORE), che possano indurvi ora a vivere dei complessi irrisolti, ai quali tentate di ovviare con abitudini esteriori, che non risuonano col vostro vero Essere e Sentire interiore.

 

Possano così la Luce e l’Amore dello Spirito condurvi verso la Realizzazione Armonica della vostra Essenza nella Forma.

 

Fuoco Adamantino

 

 

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categorie: spiritualità
lunedì, 30 marzo 2009

La Via della Trasformazione: Distinguere la Consapevolezza dalla Conoscenza

La Via della Trasformazione: Distinguere la Consapevolezza dalla Conoscenza

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

Benvenuti in questo nuovo appuntamento con le nostre meditazioni a tema, che questa volta riguarderanno, come premesso dal titolo di questo scritto, la comprensione ed il confronto di due aspetti dell’Intelletto e della Coscienza umana molto menzionati in qualunque testo di Spiritualità, su cui anche molti altri personaggi del passato (illustri nei campi dello Yoga, della Meditazione e delle Discipline Interiori in genere) sono intervenuti, ciascuno a proprio modo.

Nel presente articolo, perciò, ci concentreremo anzitutto sulla definizione di tali due termini, poi sulla reciproca argomentazione di entrambi ed infine sul modo di integrarli nella propria esperienza, sia a livello interiore (di coscienza e di percezione), che a livello esteriore (nel modo di interagire con l’esterno): infatti, come per ogni altra tematica trattata all’interno del presente materiale, il fine ultimo (ed essenziale) è sempre quello di armonizzare gli opposti per rendersi integri ed equilibrati, al fine di proseguire nel proprio Cammino di Luce nel modo più puro e completo possibile.

Detto ciò, passiamo a definire il termine “Conoscenza”: all’interno di tale materiale, pertanto, con tale espressione si intende indicare l’insieme di informazioni, di nozioni e di risorse (culturali e non), di cui l’individuo incarnato dispone a livello mentale, anche senza averne fatto esperienza diretta a livello emotivo; a scanso di ogni equivoco, voglio subito chiarire che solo ed esclusivamente in questo caso sussiste l’apparente distinzione tra livello mentale e livello emotivo, in riferimento, appunto, al termine di paragone comune “conoscenza”, poiché in realtà le due sfere mentale/emotivo non sono separate, ma inter-dipendenti, né si riferiscono più all’uno o all’altro degli opposti chiamati in causa in tale scritto.

Tuttavia, possiamo affermare che se abbiamo dentro di noi  l’idea (attraverso il pensiero, legato alla sfera mentale) di qualcosa si può dire che la conosciamo, pur senza averne fatto esperienza diretta su di noi (in questo caso, attraverso l’emozione, legata alla sfera emotiva); ad esempio, un individuo potrebbe conoscere la musica pur senza avere mai suonato, ma semplicemente vivendo all’interno di un contesto culturale in cui essa sia accessibile e disponibile a tutti (anche entrando casualmente in un supermercato dove la radio sia accesa), come accade nella nostra società. In questo caso, egli avrebbe potuto anche provare emozioni in relazione alla musica ascoltata (sia negative, che positive), pur senza aver provato egli stesso cosa significhi fare musica: in definitiva, potremmo dire che, indirettamente o meno, egli conosce la musica.

Col termine “Consapevolezza”, invece, all’interno di tale materiale si intende indicare il riconoscimento di sé e della realtà esterna, di cui l’individuo incarnato dispone sia a livello interiore, che esteriore: dal nostro punto di vista, la differenza col modo di intendere la Conoscenza da noi descritto, sussiste, infatti, nel fatto che quest’ultima riguarda più la parte sensoriale/percettiva dell’Intelletto (conscia/fisica), mentre la Consapevolezza riguarda anche la parte coscienziale (conscia, sub-conscia ed in-conscia/eterica e di luce) dell’individuo, il quale vive, pertanto, il riconoscimento che ha di sé e della realtà che lo circonda, sia a livello mentale ed emotivo, che a livello interiore (nel proprio modo di concepire e percepire la realtà) ed esteriore (nel proprio modo di interagire col mondo esterno, attraverso le parole, i gesti, le azioni, ecc… ); da ciò, ne consegue che devo, mio malgrado, indicare la Consapevolezza come un modo di vivere le cose molto più profondo, che include, ma trascende, l’abituale Conoscenza e Comprensione che l’Intelletto lineare può offrire all’individuo.

Con tale affermazione, ribadisco di non voler sminuire nessuno, né tanto meno di voler denigrare l’altrui sensibilità ed intelligenza; come sanno i lettori di questo materiale, tuttavia sostengo una visione spirituale della vita, alla cui base credo esserci una continua ricerca delle radici più profonde della realtà, non dimostrabili con la scienza e col criterio, ma avvertendo risonanza con le cose ad un livello vibrazionale più elevato (spirituale ed animico). Con ciò, non intendo sostenere che tale modo di vivere e di intendere la realtà sia più giusto degli altri, proprio perché ognuno ha il suo modo soggettivo di entrare in risonanza con la realtà ed il mio è un modo personale di farlo come lo sono gli altri, anche se diverso.

Chiusa questa parentesi, vorrei tornare a concentrarmi sul discorso dell’espansione di coscienza, poiché ritengo sia importante per l’Operatore di Luce di intendere fortemente di chiarire nella propria esperienza vitale i lati bui del proprio essere, che alimentano i propri conflitti personali ed inter-personali su diversi livelli, appunto, coscienziali (sia a livello fisico, che eterico e di luce), al fine di incorporare Amore Incondizionato e Consapevolezza (inteso, questa volta, come Capacità di Vivere in Risonanza con l’Amore), per portare la Luce e l’Armonia dentro ed intorno a sé; a tal fine, consigliamo agli individui che si sentano in sintonia con quanto oggi descritto, di chiedere il supporto, la benedizione ed il sostegno costante del proprio Sé Superiore, della Madre Terra, delle Guide Spirituali, degli Angeli e dello Spirito, affinché possano favorire la co-creazione del Sentiero di Luce sulla Terra, che molti individui stanno già mappando attraverso la propria vibrazione e le proprie energie di Luce, le quali possano guarire le ansie, le paure, le insicurezze, le frustrazioni, le delusioni ed i complessi irrisolti che oggi cristallizzano l’Umanità e il pianeta Terra nel suo complesso.

Pur rispettando il libero arbitrio dei Fratelli che non scelgono il Sentiero del Ritorno allo Spirito in questa esperienza vitale, concludo questo scritto con un invito di Pace ed Amore universale, di cui in questo particolare periodo storico c’è bisogno più che mai per uscire dalla crisi:

 

“Possano il Cuore e la Mente Divina risuonare all’unisono nella Coscienza della Famiglia Umana da questa parte del Velo!”

 

Fuoco Adamantino

 

 

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categorie: spiritualità
giovedì, 19 febbraio 2009

La Via della Trasformazione: Distinguere i Desideri dalle Pretese

La Via della Trasformazione: Distinguere i Desideri dalle Pretese

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

Con questo scritto cominciamo una nuova serie di articoli interconnessi, legati da un unico filo conduttore, che come premesso dal titolo qui in alto ruoterà intorno a “La Via della Trasformazione”.

Come abbiamo visto in passato, appunto, nell’articolo “La Via della Trasformazione: Integrare per Guarire”, negli scritti a seguire tale espressione verrà utilizzata per descrivere quel fenomeno spirituale che permette all’individuo incarnato in una forma di mutare sé stesso al fine di rendere i propri pensieri (legati alla sfera interiore) ed i propri comportamenti (legati alla sfera esteriore) più puri, incorporando gradualmente Consapevolezza (Capacità di Amare) ed Amore Incondizionato, al fine di risolvere i propri conflitti, sia all’interno, che all’esterno.

Nello scritto che abbiamo citato, abbiamo infatti meditato sulla possibilità di guardare profondamente dentro sé stessi sia a livello conscio, che sub-conscio ed in-conscio, per co-creare dei cambiamenti essenziali del proprio essere, guarendo, appunto, i complessi irrisolti generanti conflittualità con sé stesi e con gli altri: a tale proposito, perciò, si presume che, per procedere lungo tale sentiero di crescita, l’individuo si renda sensibile e percettivo delle possibili distorsioni di pensiero e di azione, presenti sia nel proprio modo di concepire la realtà (riguardante la sfera interiore del soggetto), che di interagire col prossimo (riguardante la sfera esteriore del soggetto). Tale possibilità diviene quindi accessibile per l’individuo, qualunque siano le sue tendenze e le sue disposizioni, quando quest’ultimo, attraverso un atto spontaneo di Volontà, decide di connettersi al proprio Spirito (la propria Scintilla Divina, o la propria Essenza, che risiede fuori dallo Spazio/Tempo, ma che allo stesso tempo vivifica e caratterizza il soggetto in fase di incarnazione) e di consentire che quest’ultimo divenga la guida della propria esistenza fisica, apportando graduale incorporamento di Consapevolezza e di Luce, man mano che l’Ego ed i lati oscuri del nostro IO vengono rilasciati.

A questo proposito, la serie di scritti in cui ci focalizzeremo sulla descrizione di tale processo, che amo chiamare “La Via della Trasformazione” (poiché vedremo che i frutti del lavoro svolto in questa direzione porteranno, poi, a mutamenti radicali sia sul lato spirituale, che sul lato fisico dell’individuo), raccoglierà un’insieme di meditazioni, che si dimostrano sempre più necessarie da compiere lungo questa ipotetica risalita verso il proprio Sé Superiore e la propria Fonte Vitale, poiché, evitando la scelta di prendere coscienza di sè lungo le molteplici fasi di crisi che il soggetto vivrà, non sarebbe possibile procedere oltre; a questo proposito, vorrei ora inserire una breve parentesi di preambolo, in riferimento a quanto poc’anzi asserito a proposito del Sentiero Spirituale: è quindi mia intenzione chiarire che con le affermazioni espresse nel paragrafo precedente non si vuole dare una fuorviante idea di rigidità riguardo all’ascensione ed al cammino spirituale, bensì si vuole assumere un atteggiamento realista ed onesto riguardo a tale processo, cercando di non elargire illusioni in merito.

Chiuso questo inciso, passiamo ora a concentrarci sull’argomento centrale su cui ho scelto di meditare insieme in questa nuova serie di articoli: ritengo, infatti, che sia essenziale, soprattutto per l’Operatore di Luce e per l’individuo in ascensione, sviluppare la capacità di distinguere alcune tendenze egoiche dai veri propositi del proprio Spirito; a questo proposito, oggi mediteremo insieme sulla differenza sostanziale ed essenziale che distingue, appunto, i desideri puri (di natura spirituale) dalle pretese (di natura egoica).

Ho inserito vicino alle due espressioni chiave di questo scritto una specificazione particolare per ciascuna di esse, che non vuole tuttavia essere rigida e brusca, pur se necessaria: come intendo ricordare, infatti, i casi della vita sono diversi per ciascun individuo e l’ipotetica distinzione che abbiamo stabilito per convenzione, in tale materiale, ci serve soltanto per meditare su due diverse concezioni della realtà, pur sapendo che nessuna delle due è a priori più giusta dell’altra. I lettori di questo scritto, comunque, credo ormai sappiano che il nostro punto di vista riguardo al modo di concepire la realtà è quello di chi si presuppone di sviluppare un visione spirituale della vita, che non per questo si debba dimostrare in contrasto con altri punti di vista, ma che tuttavia conduce necessariamente l’individuo a dover de-costruire alcuni schemi convenzionali a cui siamo oggi abituati; in tutto ciò, chiunque scelga di sviluppare tale visione della realtà, è comunque bene che lavori su sé stesso per non dimostrarsi intransigente e separatista riguardo agli altri tipi di pensiero, evitando di giudicare e di creare altra separazione.

A sostegno di quanto asserito, cerchiamo di confrontare nel modo più oggettivo possibile le due tendenze opposte oggi scelte come fonte di meditazione: dal mio punto di vista, infatti, un desiderio può essere definito come una determinata pulsione interiore, che si riverserà poi nel mondo esteriore attraverso un insieme di intenti e di azioni da parte del soggetto che ne è interessato; tale espressione, fin qui, potrebbe calzare anche riguardo al meccanismo principale che determina una pretesa, poiché in fondo il rapporto di consequenzialità interno/esterno è comunque presente in tale caso

Eppure, ciò che distingue un desiderio puro da una pretesa è, dal nostro punto di vista, il presupposto (o l’Intento) che ne è alla base, poichè il primo è di natura non coercitiva ed innocua, mentre il secondo è di natura coercitiva ed invadente (nega, ossia, la volontà altrui). Ancora una volta, torno a ripetere, comunque, che nessuna delle due tendenze è di per sé sbagliata, poichè ciascuna riflette la natura interiore del soggetto, che la sente e che la interpreta, poi, all’esterno; oltre questo, però, dal nostro punto di vista dobbiamo affermare che chi si impegna in vita per sostenere un cammino personale di crescita spirituale ed umana, è bene che sviluppi la capacità di distinguere le proprie pretese dai propri desideri, visto che le prime riflettono una pulsione interiore esasperata e forzata, sostenuta principalmente da illusioni ed aspettative egoiche (a monte, quindi, di possibili complessi irrisolti e conflittualità, comunque esenti da giudizio), mentre i secondi riflettono una pulsione interiore naturale e spontanea, sostenuta da pensieri ed emozioni pure (incondizionate, ossia a monte di un profondo processo di introspezione e di integrazione di intenti, originari da un vero presupposto spirituale).

Un modo più che efficace di distinguere tali due tendenze è, infatti, quello di osservare i diversi risultati che l’una o l’altra possono determinare sul soggetto che si esprime nella realtà esterna: molto spesso, infatti, quando nutriamo una pretesa, capita che, nel vedere le nostre aspettative deluse, ci viene spontaneo di deprimerci (facendo involvere l’energia accumulata attraverso tale pulsione verso l’interno), o di arrabbiarci (facendo esplodere, invece, l’energia accumulata attraverso tale pulsione verso l’esterno), mentre, quando riusciamo a nutrire desideri puri in noi stessi, comunque vadano le cose all’esterno il nostro Ego non interviene a farci deprimere o arrabbiare, poiché non abbiamo alimentato aspettative ed illusioni in principio: per questo, ho definito i desideri puri come “incondizionati”, poiché originati da presupposti integri e consapevoli, non conflittuali ed in-consci, come spesso è per le pretese.

In conclusione, qualora desideraste sviluppare la capacità di distinguere le pretese dai desideri puri, intendete profondamente di meditare in connessione col vostro Sé Superiore e coi livelli più elevati della vostra Coscienza, chiedendo il rilascio dei possibili pensieri di coercizione, di costrizione, di tirannia, di possesso, di controllo, di malinconia, di nostalgia, di tristezza, di insoddisfazione e di sofferenza, tutte le conflittualità ed i complessi irrisolti e tutte le forme-pensiero, le cariche emotive, le energie e le informazioni olografiche distorte, che possono alimentare ora rapporti di natura karmica e precludere la manifestazione dei propositi del vostro Spirito, per i quali potete chiedere il supporto, la benedizione ed il favore della Madre Terra, degli Angeli e dello Spirito.

 

Possiate riconciliarvi con lo Spirito ed apportare nella realtà i frutti dei vostri veri Desideri!

 

Per questo periodo di crisi, di malcontento e di sofferenza generale, intendiamo poi la Pace ed il raggiungimento di un nuovo stato di Armonia ed Equilibrio per la Famiglia Umana e Spirituale.

 

Fuoco Adamantino

 

 

 

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categorie: spiritualità
sabato, 14 febbraio 2009

La Pace nella Mente e nel Cuore

La Pace nella Mente e nel Cuore

by Fuoco Adamantino

 

 

Salve, amici.

Vi presento questo nuovo excursus di meditazioni, che ci aiuteranno a completare alcuni concetti già menzionati in altri articoli, che come vedremo più avanti sono tutti connessi da un unico filo conduttore, di natura continuativa e progressiva.

Continuando, pertanto, la nostra ipotetica risalita lungo la scalinata a chiocciola verso il nostro Sé Superiore (ossia, il nostro IO vivente su altri piani di esistenza, di vibrazione più elevata), questa volta ho scelto di meditare insieme su un argomento che ci riguarda molto da vicino, spesso menzionato in molti testi di spiritualità e di religione; infatti, in questo scritto confronteremo due atteggiamenti di vitale importanza per l’individuo incarnato, soprattutto per l’Operatore di Luce che percorre il Sentiero verso la ricongiunzione col proprio e con Dio (Tutto Ciò Che E’): ritengo, infatti, che stabilire la pace all’unisono nel cuore e nella mente sia una condizione essenziale per vivere l’integrità, sia a livello interiore (con sé stessi), che esteriore (con ciò che ci circonda). In questo gioco di equilibrio d'opposti, come abbiamo già visto in altri scritti, il soggetto coinvolto interpreta un simbolico ruolo di fulcro, attraverso la Volontà (Intento) e la Consapevolezza (Capacità di Amare) che impiega nel processo descritto, esprimendo così i propositi del proprio Spirito.

Qui, sento tuttavia di dover aprire una parentesi di preambolo prima di proseguire oltre con le nostre meditazioni, poiché come sappiamo non tutti gli Spiriti scelgono di fare esperienza di sé stessi in una forma fisica per ascendere, poiché giustamente ciascuno di essi serba il libero arbitrio di esprimersi nella materialità come vuole: a sostegno di ciò, vorrei quindi sottolineare che l’Ego attraverso cui un individuo si relaziona con sé stesso e col resto non è affatto di per sé errato, né da vedere come un male o un peccato, poiché riflette, appunto, i propositi del soggetto stesso, che è comunque una Scintilla del Divino, onorata e benedetta nella propria natura.

Ovviamente, pur dovendoci rendere prosaici e diplomatici, mi vedo tuttavia costretto a ricordare che tale materiale è composto attraverso un punto di vista che si presume di sviluppare e sostenere una concezione spirituale della vita: a tal fine, perciò, pur ricordando che non vi è giudizio alcuno nei confronti di chi la pensa diversamente, a sostegno del modo di pensare che queste raccolte di meditazioni presumono, tuttavia è mio intento quello di invitare coloro i quali anelino alla crescita spirituale del proprio essere di coltivare in sé ed all’esterno i molteplici principi universali di Amore Incondizionato, che sono gli insegnamenti basilari del Sentiero di Luce.

Concluso il precedente paragrafo esplicativo, vorrei invitarvi ora ad osservare una nuova distinzione, sia all’interno della stessa branca di individui che, per convenzione, possiamo indicare “sul sentiero” (ossia, protesi verso l’incorporamento dello Spirito ed il rilascio dell’Ego), che all’interno degli individui incentrati sull’Ego; recuperando un concetto fondamentale già meditato in altri scritti precedenti, possiamo infatti osservare che tra i molti individui incarnati esistono due tendenze preponderanti nell’interagire tra il proprio sé e la realtà circostante, l’una di natura maggiormente emotiva (istintiva), l’altra di natura maggiormente mentale (razionale). Cerchiamo ora di trovare delle relazioni tra queste due tendenze di pensiero ed azione ed i due modi di stabilire la pace menzionati nel titolo di questo articolo.

Credo di poter affermare, a monte di diverse osservazioni, che generalmente si possano distinguere gli individui in due ipotetici gruppi, in riferimento al modo di intendere la pace e di crearla, sia a livello interiore, che esteriore: in effetti, dal mio punto di vista vi è la tendenza a prediligere la pace del cuore alla pace della mente per i soggetti in cui domina l’emozione sulla mente, mentre vi è la tendenza a prediligere la pace della mente alla pace del cuore per i soggetti in cui domina la mente sull’emozione; ancora una volta, tale distinzione non è da intendere in maniera fissa e rigida, poiché come abbiamo affermato è ipotetica e generalizzata, mentre in realtà esistono molte altre sfumature e diversi casi all’interno della famiglia umana.

Tuttavia, assumendo per buono questo pensiero, continuiamo a meditare su questo “leit motiv”, aprendo una parentesi esplicativa in relazione al concetto di pace, per come lo si intende dal punto di vista attraverso cui questo materiale viene composto: ho notato, a tale proposito, che in molti testi di spiritualità, religione ed esoterismo si tende ad associare tale fenomeno (che si manifesta sia a livello interiore, che esteriore nella vita del soggetto) soltanto all’emotività ed al cuore, mentre in questo scritto, invece, ho voluto inserire anche l’elemento mentale come fondamento di pace, poiché l’intelletto stesso gioca il suo ruolo importante, insieme all'emotività, nel processo di armonizzazione degli opposti che porta allo stato di naturale Equilibrio denominato Pace.

Dal mio punto di vista, infatti, vi sono dei casi in cui il cuore si trova in conflitto con la mente, poiché vorrebbe indurci a manifestare i nostri desideri anche in maniera impulsiva ed irrazionale (in assenza di riflessioni), mentre vi sono dei casi in cui la mente si trova, invece, in conflitto col cuore, poiché vorrebbe indurci a manifestare le nostre mire e gli obiettivi che ci siamo preposti anche in maniera forzata e programmata (in assenza di slanci emotivi).

In riferimento a ciò, il nostro consiglio per l’integrazione dei due atteggiamenti descritti oggi è, perciò, quello di meditare profondamente entrando in contatto con la propria essenza (facendo appello al cuore, che è il crogiolo spirituale della nostra natura interiore), per poi manifestare la soluzione più adeguata per la creazione della propria e dell’altrui pace (facendo appello, in questo caso, alla mente, che è invece lo strumento spirituale di cui siamo stati dotati per comprendere la natura esteriore della realtà e di noi stessi); a questo proposito, vi invito a ricordare che il modo di creare la pace descritto poc’anzi, non è definibile da leggi fisse, poichè ciascun individuo possiede, appunto, attraverso il confronto tra la propria interiorità e l’esteriorità circostante, la capacità di ri-creare a proprio modo l’equilibrio a cui magari anela, sia attraverso una possibile accettazione, che attraverso un possibile intervento, che come abbiamo meditato nei nostri precedenti scritti (ad esempio,“Integrare le Polarità: Accettazione ed Intervento”, oppure “Dall’Accettazione alla Guarigione” e “Dall’Intervento alla Guarigione”) sono entrambe inclusive sia della tendenza mentale, che della tendenza emotiva, in modo integrato ed equilibrato.

Perciò, affinché desideraste co-creare nella vostra vista delle scelte che vi consentano di stabilire la pace sia nel cuore che nella mente, in modo integrato e puro, chiedete il supporto, la benedizione e l’aiuto della Madre Terra, degli Angeli e dello Spirito, affinché vi consentano di rilasciare tutti i pensieri di chiusura, di separazione, di sofferenza, di delusione, di tristezza, di disperazione e di frustrazione e tutte le forme-pensiero, le cariche-emotive, le energie e le informazioni olografiche distorte possibilmente presenti in voi (a livello conscio, o sub-conscio ed in-conscio), che alimentano ora il conflitto, sia a livello interiore, che esteriore, tra la vostra emotività ed il vostro intelletto ed intendete profondamente di ristabilire l’armonia spirituale nel vostro essere e nella realtà che condividete all’interno della vostra esperienza vitale.

 

Che il Cuore e la Mente della Famiglia Umana possano quindi divenire Uno col Divino!

 

Fuoco Adamantino

 

 

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categorie: spiritualità
lunedì, 02 febbraio 2009

Ego e Libertà

Ego e Libertà
by Ambro

 

L’ego è quel guscio che ci protegge dalla Luce o Spirito e rappresenta la nostra personalità o maschera. Il nostro ego, ad esempio, contiene molti pensieri limitanti legati al mondo che ci circonda, ossia degli attaccamenti. Ma in realtà la nostra Anima non giudica il tipo di esperienze vissute dalla forma, perché esse hanno lo scopo di far apprendere nuove lezioni per l'evoluzione dello Spirito incarnato. Per lo Spirito cioè, le nostre esperienze sono un mezzo e non un fine. Gli individui spesso dimenticano questa differenza, e si focalizzano sul mondo materiale, dimenticando che ciò che è veramente importante è la propria interiorità.

Per tale motivo l’ego rappresenta il nostro velo di Maya, poiché non ci fa vedere la realtà per come essa è. Lo Spirito infatti non giudica il tipo di esperienza o condizione in cui si trova la forma, e quindi osserva le varie esperienze con equilibrio e neutralità. E’ questa una qualità che si incorpora man mano che si ascende. Il prendersi troppo sul serio, invece, è una caratteristica tipica dell’ego, che non accetta per definizione un qualcosa che contrasti col suo modo di concepire la realtà, o al contrario si esalta quando ciò che avviene conferma e permette di accrescere se stesso. Queste sono proprio le forme di pensiero distorte che un essere in ascensione rilascia. Ciò non porta ad un appiattimento emotivo, ma anzi permette di vivere gli avvenimenti per quelli che sono, cioè delle sfide per mettere alla prova se stessi e per evolvere: in altre parole in tal modo si comprende appieno il gioco della vita.

Un tale lavoro su se stessi porta a sperimentare sempre più la vera libertà. Il libero arbitrio è una facoltà insita nello Spirito, ed è presente a qualsiasi livello, in quanto tutti gli individui hanno almeno una scintilla divina, che permette loro di essere vivi, e di poter crescere ed ascendere. Non bisogna dimenticare, infatti, che il livello a cui ci si trova in un determinato momento è determinato dall’individuo, e dai pensieri che decide di accettare, consciamente o meno. E’ però vero che man mano che si ascende l’imprevedibilità dello Spirito può manifestarsi sempre più. E’ proprio il vivere la vita con equilibrio, infatti, e la mancanza di paure ed illusioni che portano a manifestare direttamente la propria essenza divina.

Il lavoro di purificazione interiore è totalmente libero, tanto che le anime non vengono giudicate alla fine della loro esperienza nello spazio-tempo, in quanto per lo spirito ciò che conta è fare esperienza ed apprendere nuove lezioni. L’anima, avendo scelto liberamente di incarnarsi si impegna moltissimo e dà tutta se stessa, e questo è ciò che conta per l’Assoluto, indipendentemente dai risultati raggiunti.

L’ego non va quindi giudicato negativamente, in quanto si forma a seguito della caduta di consapevolezza e della mancanza di amore. E’ una protezione naturale che tutti gli individui ergono per preservare la propria integrità. Il suo rilascio infatti dev’essere intrapreso con una parallela crescita spirituale, in modo da non creare dei buchi nei propri corpi eterici, che porterebbero ad essere manipolati dalle entità.

Il processo di autoanalisi porta proprio all’eliminazione graduale dell’ego genetico e biologico, anche se non tutto l’ego può essere eliminato consapevolmente, in quanto è molto difficile da riconoscere. A questo fine si può chiedere il supporto dell’assoluto utilizzando la preghiera del Padre Nostro ed il Gayatri Mantra. Non deve sorprendere che tali metodi siano complementari (ossia l’autoanalisi e la preghiera) in quanto rappresentano i metodi della Via dell’Emozione e della Via della Devozione. La complementarità delle 4 vie dell’ascensione descritte a partire dall’art.194, si ha proprio perché il fine di tali vie è sempre lo stesso: avvicinarsi sempre più all’Assoluto.

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categorie: spiritualitÃ